lunedì 19 ottobre 2009

30 Novembre 1995

Erano passate all'incirca due settimane dall'ultimo incontro con l'Esercito di Silente.
Non ci eravamo più riuniti, data la presenza ormai abituale della S.I. per i corridoi di Hogwarts.
Alcuni di noi, per di più, erano stati presi di mira: soprattutto i Grifondoro.

Quella sera io ed Heidi eravamo in uno dei cortili interni al castello; parlando del più e del meno mi chiese se le cose con Ernie stessero andando per il verso giusto.
D'altronde, nemmeno io conoscevo la risposta, quindi annuii con indifferenza.
Certamente non avevamo discusso per un po' di tempo, ma quasi sembrava che non ci fosse più dialogo tra noi.
Era molto preso dallo studio: pozioni, astronomia, come abbandonare la tua fidanzata, storia della magia.
Nel tempo libero si dedicava in particolar modo ai suoi amici; non che la cosa mi dispiacesse, ma avevo dimenticato persino l'odore dei suoi capelli, la luce dei suoi occhi, il suo sorriso angelico.

Essendo la vigilia di Ognissanti, tutti gli studenti si stavano organizzando per festeggiare il giorno seguente.
La Sala Comune era addobbata con gingilli e figure nere di ogni genere (animali, metà umani, fantasmini...).
Pix il Poltergeist si intrufolava ovunque per farci scherzi e dispetti.
Una volta rovesciò un secchio pieno di lumache, di quelli che Hagrid conservava nel capannone.
Aspettai Ernie quella sera. Mi sedei su una poltrona e sfogliai La Gazzetta del Profeta.
Si udì scricchiolare il pavimento di legno, e la porta di ingresso sbatté chiudendosi.
"Elizabeth...che ci fai qui a quest'ora? E' tardi..."
"Volevo soltanto parlare con te. Solitamente sei indaffarato; non trovi mai un attimo per me"
Sapevo quanto fosse difficile per lui ammetterlo, ma non riuscivo a tenermi dentro quello che avevo provato fino ad allora. La sua espressione cambiò. Quando si fece serio sorrisi, ma intervenne dicendo che "Forse ci sarà un motivo, non credi? Scusami tanto Elizabeth, però ho da fare e lo sai. Tutti questi mesi li abbiamo passati insieme. Ora devo recuperare il tempo perso".
"Quindi è stato questo per te? 'Tempo perso', stare con me?" fece per contraddirmi "No, non sprecare fiato. Ho capito bene. So che non era colpa tua, se ci frequentavamo poco, ma ora lo sarà. Buonanotte, Ernest".

Affondai di nuovo, come tutte le volte in cui avevo un problema, nel morbido materasso del mio letto.
Il dormitorio era buio. Le ragazze si rigiravano nel sonno; certe borbottavano incantesimi privi di senso.
Il volto di Hannah era illuminato dalla luna che splendeva nella notte. Feci un bel respiro, sperando di dimenticare, ma i giorni trascorrevano lenti e le notti ancora di più.
Era in corso un periodo molto difficile per Hogwarts e per me.

sabato 5 settembre 2009

18 Novembre 1995

A breve iniziammo a scambiarci bigliettini per i corridoi, avvicinandoci l'un l'altro per passarci i messaggi attraverso le maniche delle uniformi scolastiche.
Sembrava filare tutto liscio, ma qualcuno se n'era accorto. L'amata Pansy Parkinson.

La Squadra D'Inquisizione ci stava alle calcagna.
Dalla Stanza delle Necessità udivamo gran trambusto. Non avevano scoperto il nascondiglio ma c'erano arrivati molto vicini.

Intanto, all'interno, Harry ci insegnava come evocare l'Expecto Patronum.
Tutti gli chiedevano cose poco attinenti, tipo come fosse l'aspetto del loro così tanto temuto Voldemort.
Hermione Granger distribuiva dei gettoni a tutti i membri "Questi ci serviranno per comunicare facilmente, senza essere scoperti"
"Come dovremmo comunicare con dei GETTONI??" mi lanciò uno sguardo accusatorio e trottorellò lontano.

La voce di Potter echeggiava nella stanza "...devi riuscire a concentrarti su qualcosa di bello, Cho". Si guardavano in modo assai equivoco, ma Hermione si intromise all'istante.
"Anche io avrei bisogno d'aiuto!" disse, notando l'espressione di Ginny "Basilisco" Weasley.

Ernie riuscì ad evocare il suo Patronus, un cinghiale selvatico e, per mia sfortuna, particolarmente affettuoso.
"Tieni il tuo cinghiale lontano da me, Ernie!" parve dispiaciuto della mia repulsione "ORA!".
Il cinghiale mi girava attorno, mentre zoppicavo da una gamba all'altra per evitare il contatto.
"Non mi piace!" il cinghiale si fermò per sedersi davanti ai miei piedi. Mi guardava con i suoi piccoli occhi innocenti "Va bene, va bene! Ho capito!" e lo ignorai per il resto della lezione.
"Vediamo cosa sai fare tu!"
Mi concentrai; pensai alla zia Ivy, a mia madre, mio padre, ai miei amici...ad Ernie.
D'un tratto ebbi come la sensazione che il braccio mi stesse per esplodere; la bacchetta mi tremava nelle mani. Rimasi concentrata, con la fronte aggrottata mentre fissavo l'estremità.
Un getto argenteo proruppe dalla mia "Capello di megera, quercia, 6.3 pollici"; come vapore apparve una strana sagoma animale che si dimenava vivacemente.
"Cosa...?" mi domandai, poiché non riuscivo a scorgere la figura.
"E' una lince! Una LINCE!" esclamò Ernie, correndole incontro "Straordinaria!".

11 Novembre 1995

"Siamo andati alla Testa di Porco. C'erano tutti...bhe, tutti i sostenitori di Harry. Ci saresti dovuta venire anche tu, Rose! C'erano Hannah, le Patil, Micheal Corner, Alicia, Katie, Terry Boot e Goldstein...poi un bel pò di Grifondoro!
Gli incontri segreti inizieranno da subito...Sei sicura di non voler partecipare? Sarà molto bello!
Pensaci ti prego! Sono emozionato, non vedo l'ora!"
Tenevo la testa bassa, guardandomi le unghie "Immagino...Ci penserò...è che, sai...la scuola, i miei...Cosa direbbero i tuoi di genitori, Ernie? Farti reclutare per qualche insurrezione giovanile..! E poi dove si terrebbe tutto ciò?" chiesi impertinente.
"Non posso dirti dove si tengono gli incontri. Solo i membri dell'Esercito possono saperlo..."
"Esercito??"
"L'Esercito di Silente"
"Silente? Il nostro vero Preside? Agiamo su ordine di Albus Silente?", annuì sorridente "Ci sto".

7 Novembre 1995

Durante l'ora di Astronomia il Rospo era seduto in maniera composta su uno sgabello troppo piccolo.
Scrutava il suo blocchetto per gli appunti e poi la Professoressa Sinistra, con aria di superiorità.
Non riuscivo a sopportare la falsità nel suo sorriso.

Più tardi, durante la sua lezione continuava a ripeterci di come il Ministero della Magia fosse a favore degli studenti e di come Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato non fosse mai ritornato per sterminare tutti quelli che avrebbe reputato inferiori.
Frottole. Lo sapevamo tutti.

In quest'ultimo periodo Ernie aveva preso le parti di Potter.
Gli avevo chiesto "Non è che hai una cotta?" ma aveva borbottato qualcosa di incomprensibile, almeno per me.
Era seduto un paio di banchi avanti a me, nel centro dell'aula, mentre io ero sulla destra.
Non riuscivo a parlarci, chiaramente.
La donna grassa e "rosa" bofonchiava "Harry Potter..? Harry Potter è un ragazzo disturbato, cari alunni. Non dovete prestare attenzione ad un mago così prob-" ma venne interrotta da una Corvonero, Mandy Brocklehurst.
"HARRY NON E' DISTURBATO!!" squittì con il suo tono di voce infantile.
La Professoressa alzò un sopracciglio, evidentemente irritata da quella che considerava una piccola ribelle; poi riprese la sua espressione "naturale" e sorrise...di nuovo "Ma certo, è normale che voi lo vediate come una sorta di idolo contemporaneo. Siete qui per imparare, ed io vi insegnerò cosa significa essere maghetti disciplinati".
Cho singhiozzava al primo banco, forse ripensando alla morte di Ced e che il Rospo stesse insinuando che fosse stato Harry ad ucciderlo, non Voldemort.
La Professoressa le sì avvicino con passo grazioso, provocando un ticchettio delle scarpe rosa sul pavimento; teneva una scatola decorata fra le mani e le chiese "Gradisce un biscotto, signorina?".


In Sala Comune c'era Ernie che leggeva una copia de Il Cavillo.
Sprofondai nel divano dov'era seduto e sbuffai.
"Che succede?" mi chiese, poggiando la rivista sul tavolino accanto a lui.
"Niente..." risposi lagnando "...è solo che...vorrei...NON LA SOPPORTO!"
"Chi? Se ti riferisci ad Hannah lo sai che è fatta così...Ne abbiamo già par-"
"Ma quale Hannah...?! La Umbridge..."
"Ah...sì, ti capisco. Considera che ieri ad Aritmanzia stava facendo una delle sue verifiche ed ha minacciato di cacciare Justin dalla classe...Lui se n'è andato comodamente, lasciandola incredula. Ben fatto, secondo me!"
"Santo cielo..." ci fu un minuto di silenzio. Guardavo il camino fiammeggiante come al solito e pensavo...poi mi interruppe.
"Gira voce che Potter, Granger e Weasley vogliano creare una specie di organizzazione segreta, per migliorare le nostre tecniche magiche...Hanno dato un appuntamento questo fine settimana, ad Hogsmeade. E' segretissimo, non dirlo a nessuno. No, nemmeno Susan. Lo saprà già, forse".
"E tu ci vai?"
"Certo che ci vado" mi baciò sulla guancia e si dirisse verso i dormitori.
"Buonanotte eh..." sospirai ironicamente.

venerdì 4 settembre 2009

Ottobre 1995

La pioggia batteva violentemente sulla finestrella del dormitorio, mentre ero distesa sul letto a fare piccoli draghi di fuoco con la bacchetta. Danzavano in circolo, sospesi in aria, per poi svanire nel nulla.
Affondando nel pigiama di plaid rosso, oramai troppo sformato, contemplai il soffitto di legno colmo di motivi floreali d'ogni tipo.
I miei pensieri erano tutti concentrati sul nuovo anno, su come avremmo dovuto dimenticare Cedric Diggory...un solco nel passato.

Uscendo dal trance mi accorsi dei rumori poco graziosi che provenivano dalla Sala Comune.
Strinsi le braccia attorno alle ginocchia prima di scendere dal letto, dopodiché mi infilai le ciabatte che avevo rubato ad Ernie.
Mentre scendevo le scale cauta una saetta mi passò a pochi centimetri dal viso.
"Cosa diavolo...?!" urlai, affrettandomi verso la stanza sottostante "Che COSA sta succedendo? Susan!!"
Era in lacrime, puntando la bacchetta alla gola di Zacharias "Tu...con la tua linguaccia! Sei un marmocchio irriconoscente! Non meriti nessun amico!"
Gli lanciai uno sguardo interrogativo ma non ci fece caso e rispose con aggressività "Senti chi parla, la povera innocente, doppiogiochista, Susan Bones!".
"Basta! Cos'è questa roba?!"
"Non ha importanza..." disse Susan singhiozzando e poi si dirisse verso le scale dalle quali ero scesa poco fa.

"Zac...non ti rendi conto? Devi smettere di fare del male alle persone che hai attorno"
"Lo so, Rosalie" con tono fin troppo distaccato.
Lasciò la stanza immediatamente e rimasi lì con le mani in mano, a sentirmi più vecchia di quanto fossi in realtà.

Un nuovo regime era stato instaurato ad Hogwarts, il regime di Dolores "Rospo" Umbridge.
La zoticona grassa non faceva altro che guardarci male, noi Tassorosso.
Faceva strane inquisizioni e metteva alla prova i professori.
Durante la lezione di Erbologia, si udivano diverse battutine da parte degli studenti, nei suoi confronti.
Tutti odiavano la Umbridge, tranne quei caproni dei Serpeverde.
Ma ve ne racconterò più in là...proprio quando la situazione peggiorò.

domenica 30 agosto 2009

Settembre 1995

Il quinto anno sembrava prospettare qualcosa di estremamente eccitante.
A poche settimane dall'inizio della scuola ero a casa di Ernie.
La cosa più buffa della mia permanenza dai MacMillan era che ad ogni "Tu e Rosalie passate molto tempo insieme" dei genitori, la risposta di Nee si ripeteva "Ah, sì. Io e Rose siamo ottimi amici!".

Ottimi, senza dubbio. Amici, ma non solo.
Non aveva importanza. Qualsiasi cosa pur di vederlo, nonostante significasse colmare l'aria di ipocrisia pura.
Un giorno ci fu una visita da parte di Tamsin Applebee, uno dei cacciatori di Tassorosso.
Sua madre e la signora Macmillan erano compagne di té, il che comportava sessioni illimitate di gossip e maschere scadenti per il viso.
"Ehilà, Tam!" dissi con stupore scendendo freneticamente le scale.
"Ciao..." in cui la vocale 'a' durò un attimo in più delle altre. Sembrava triste...

Adoravo la casa di Nee (Ernie, se non l'aveste capito); i pavimenti erano ricoperti da parquet di mogano mentre le pareti erano rivestite di una lucente carta da parati bordeaux a fiori.
Era così preziosa da apparire come se fosse in rilievo.

Le serate nella stanza di Erie non avevano termine. Ricordo d'aver notato la famosa "parediggory", ovvero la parete su cui erano un tempo affisse foto ingigantite di Cedric. Le aveva strappate senza pietà, lasciando piccoli pezzetti ancora attaccati.
Parlavamo del più e del meno, tenendoci per mano, rivolti verso il soffitto.
"Non sei emozionata che quest'anno impareremo ad utilizzare l'Expecto Patronum?"
"Hmm...veramente no. E poi pensavo l'imparassimo al sesto anno...o no?"
"Penso di no...non ne sono sicuro. Che importa? Possiamo provare anche senza i professori..."
"Si e magari fare una replica di quei maledetti 1200 punti dell'altr'anno!"
Ci fu una pausa.
Credo che parlare del quarto anno fosse una sorta di taboo. Le cose fra noi erano andate di male in peggio. C'eravamo promessi di lasciarci tutto alle spalle.
"Sai," sospirai stringendomi al suo braccio "ho sempre desiderato un fidanzato prefetto!"
"Ah, quindi siamo fidanzati?" mi chiese in tono provocatorio.
Lasciandogli il braccio mi voltai "Non sei divertente, Ernest!"
"Ernest?? Nemmeno la mia prozia mi chiama Ernest!"
"Ma insomma! Tu puoi chiamarmi Elizabeth Rose, Rosalie o Ms. Parker ed io non posso chiamarti ERNEST?"
Lo spinsi giù dal letto con tutta la forza che possedevo e si rialzò immediatamente.
Mi guardava con quello sguardo.
No pensai, ti prego no!
"Il solletico no!" ed in meno ti un attimo stava già tentando di immobilizzarmi.
"E' il prezzo da pagare...!"

Ecco a voi le memorie più belle e indimenticabili dell'estate del 1995.
Le memorie più sciocche, forse.
Ma ben presto capirete il peso de "Il prezzo da pagare". Esatto, il prezzo di quel nuovo insostenibile anno ad Hogwarts.

mercoledì 26 agosto 2009

Maggio/Giugno 1995

In questo mese ho trovato un insieme di pagine strappate dal diario.
Era la morte di Cedric.

Noi Tassorosso eravamo afflitti dal decesso di un membro così rilevante.
Un ragazzo tipo. Un esempio da seguire.
Dal 24 Giugno di quell'anno in poi penso che ogni singolo individuo della nostra casa sia cambiato radicalmente.
Portammo l'orgoglio Tassorosso a testa alta. Sapevamo che Cedric era morto per colpa di Lord Voldemort. Bhè, magari erano in molti a non volere ammettere il fatto che l'oscurità facesse parte della vita quotidiana, però era un dato di fatto.
Harry Potter non era un assassino, ed io lo sapevo. Ne ero convinta.
Amos Diggory e la madre di Cedric erano a pezzi.
Il loro stato d'animo gli si leggeva sul volto. Quelle espressioni affrante...

Ci riunivamo tutti i giorni nel campo da Quidditch, nell'ora in cui Cedric era solito allenarsi col boccino d'oro, e ci sdraiavamo a guardare il cielo.
Ci mancava, la nostra icona. Il nostro capitano.

Purtroppo le persone vanno via, prima o poi. Volano verso l'orizzonte, in cerca di pace. Cedric Diggory, la sua gloria...l'unico vero campione del Torneo Tremaghi.


Questa volta toccava a me scrivere a Cho:

Carissima Cho,
sono sinceramente dispiaciuta per la triste circostanza e ti porgo le mie più profonde condoglianze.

La morte di Cedric mi ha toccata in modo particolare.
Spero di poter esserti di conforto quando ne avrai bisogno. Tieni la testa alta, come noi.
So quello che Cedric provava per te. Parlava sempre di te e di come fossi audace.
Aveva grandi aspettative per il tuo futuro e per il proprio. Non deluderlo.
Peraltro, so che è inopportuno ma sono sicura che i Diggory abbiano una sala, in casa, dove si trovano tutti i quadri dei familiari deceduti.
Dovresti passarci, un giorno. Ci sono cose che non ti ha mai detto...cose che tu non hai mai rivelato a lui.
Non puoi voltare pagina senza mettere un punto alla fine.
Ancora, mi scuso per l'inconveniente lettera di condoglianze. Pensavo fosse la cosa giusta da fare.

Con immenso affetto,
Rosalie.

domenica 23 agosto 2009

21 Aprile 1995

Caro Diario,
noi Tassorosso siamo sempre stati i ragazzi amichevoli.
Mentre i Grifondoro combattevano ciò che definivano "male", i Serpeverde sudavano scalando la vetta più alta del successo ed i Corvonero contemplavano i libri impolverati nell'armadio dell'aula di Divinazione.
La mia domande è: si smette mai di appartenere ad una casata?
Fingiamo d'essere ormai adulti. Una volta fuori dalla scuola...cosa saremo? I leali, fedeli, diligenti Tassorosso? Oppure i noncuranti Serpeverde?
Quale sarà la punizione per aver oltrepassato i confini del territorio scolastico, una volta cresciuti?
Da dov'è che sottrarranno i punti? Dalle ferite del passato?

La Terza Prova si stava avvicinando.
Una sera mi ritrovai a conversare serenamente con Cedric, in biblioteca.
"Buonasera, Rose!"
"Cedric.." risposi, chinando lievemente la testa al lato.
Erano tempi un pò tristi per Ced; le prove s'erano rivelate più toste del dovuto.
E poi tutti quei tifosi inutili, la musica della banda, il sudore dei Campioni.
Krum era sempre indaffarato con la Granger. Li incontravo spesso sul pontile.
Nella bacheca della Sala Comune erano affissi biglietti di ogni tipo:

Diggory, l'unico vero Campione!
Siamo con te Cedric! Vai Tassorosso!

Ashley F.

____________________
Potter ha solo due lettere
di Diggory! Il resto è noia!
Orgoglio Tassorosso!

Samuel Jenkins

____________________
Nessun Grifondoro potrà
mai abbattere un Tassorosso.
Io lo so bene.
Vai Cedric, testa a
lta, spalle
indietro e petto in fuori.

E. M.


"Ragazzi ma come fate ad esserne così convinti?! E se fosse stato davvero qualcun altro a mettere il suo nome nel calice di fuoco?" chiesi con tono rassegnato. Non riuscivo proprio a comprendere la loro testardaggine.
"Perché sei sempre dalla parte di Potter, Rosalie?" ribatté Ernie.
"E tu perché non lo sei mai?? Che vi ha fatto, si può sapere? Sfido voi a stare nei suoi panni! Ingrati e presuntuosi. Questa è la casa di Tosca Tassorosso e, non per stereotipare ma, sembra piuttosto di trovarci in quella di Salazar!" Hannah fece un sussulto e riprese a leggere 'Nobiltà naturale: una genealogia magica'.

A quasi un mese da quando io e Cormac non eravamo più intimi avevo notato quanto fosse diverso.
Non che fosse mai stato "umile" ma aveva raggiunto ogni limite immaginabile.
Si pavoneggiava continuamente con i suoi due amichetti. Era sempre impeccabile e ci provava con tutte quelle della sua casa.
Avevo avuto poche opportunità di parlarci, ma sapevo di piacergli ancora.
Mi guardava mentre le sue spasimanti gli sghignazzavano attorno. Ci tenevo a lui, come non mai...era la sua strategia vendicativa.
Ernie mi ripeteva che dovevo ignorarlo, proibirgli di avvertire il minimo rimorso da parte mia.
Facile a dirsi, impossibile da farsi.

sabato 22 agosto 2009

Da una pergamena di provenienza ignota trovata sul letto

7 Mar 1995


Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia
di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per prima
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita.


William Shakespeare

6 Marzo 1995

Il sole splendeva forte quel dì. Fenomeno alquanto insolito per un paesino della Scozia.
Non bastava piangere. Non bastava parlare.
Decidemmo, io, Heidi e Susie, di girovagare per i giardini esterni al Castello, quelli dopo il campo da Quidditch.
Il sesto giorno del mese di Marzo non accadde nulla di rilevante.
Nessun rumore. Nessun impulso. Nessun segnale di vita esterno.
Il 6 mi sentivo morta dentro.
Cormac era finito in infermeria...sapevo che sarebbe stato opportuno fargli compagnia, ma insomma! Ero stufa delle opportunità. Se fossi stata io al posto suo non mi avrebbe nemmeno prestato attenzione. Eppure ne avevo bisogno.
Ernie aveva il turno da prefetto oggi, l'intera giornata.
Che dire? Ero sola. Solamente io e la mia mente contorta, sotto le nuvole della Scozia settentrionale.
Sentivo migliaia di voci, parole che scorrevano veloci.
Sei una bugiarda!
Mi piaci tu...
...come loro! Sai qual'è l'unica verità...?
Ho bisogno di te...aiutami!
Stelle, pianeti...
Rose...
Rose!
Rose?

Parole. Discorsi, amici perduti. Neanche Susan era in vena di conversazioni. Né tantomeno Heidi.
Eravamo noi, in tre. Amiche, compagne.
In cima ad una collina mi buttai a terra, ammirando il cielo. Iniziai a rotolarmi giù, seguita dalle altre.
Sapevamo benissimo che era proibito, appunto.
Ci costarono ben 1200 punti detratti a Tassorosso, 400 a testa.
Non ci voleva proprio. Tutti l'avrebbero saputo...gli altri studenti, i prefetti.
Dopo essere state un'ora abbondante nell'ufficio del Preside, Gazza si assicurò che tornassimo ai nostri dormitori.
Avevamo guadagnato due settimane di punizione ciascuna.

"Bel colpo, Parker!" urlò Ernie dall'altra parte della Sala Comune, seguito da un boato di risate acide.
Mi sbrigai verso di lui, afferrandolo per la giacca "Ehi, senti, stronzetto, non è solo mia la colpa, capito?"
"STRONZETTO" sillabò, guardandosi intorno a braccia spalancate "Avete sentito?!" poi sussurrò "La prossima volta ci pensi doppiamente prima di umiliare te stessa e la tua casa davanti al resto della scuola"
"Qual'è il tuo problema, Ernie?"

Mi voltai per poi salire in camera. Non era il caso di discutere con lui, oggi.
Sarei passata a trovare Cormac, con la sua torta preferita, quella con le mele, ma ero troppo su di giri per mostrare affetto ad un essere vivente.

Riposai prima di scendere a pranzo. Nessuno mi aveva svegliata: chiaro segno di disapprovazione verso i miei atti immaturi.
Mi infilai pigramente i calzini, uno più in alto rispetto all'altro. Poi le scarpe, che sembravano richiedere uno sforzo incredibile.
I capelli arruffati, gli occhi gonfi, metà del viso segnato con dei lievi solchi dopo aver dormito con la testa sui pantaloni a coste verdi, che avevo ricevuto per il mio quindicesimo compleanno.

"Ciao, ehi...come va?" chiesi al gruppo. Esitarono, guardandosi fra loro. Dopo alcuni attimi rispose Summerby "Andava meglio ieri, quando avevamo 1200 punti in più. Ma non te ne preoccupare, come fai di solito."
"...benissimo! Ernie, è questo che ti piace fare? Mettermi in cattiva luce? Complimenti, ci sei riuscito. Ora puoi darmi tregua?"
Si alzò, trascinandosi appresso la toga.

Seguendolo pensai a due semplici parole. E non "Accio Ernie" o "Ernieficus Totalus", anche se hanno a che fare con la stessa persona.


Se dovessi riportare la discussione che ci fu senza distungere le sue parole dalle mie direi:

Aspetta un momento, dai. Per favore. E perché dovrei? Tu non mi hai aspettato. Ci ho provato, sai? Tutto questo tempo...Forse non abbastanza. Ma si può sapere che problema hai?
Insomma non mi sembra d'aver sbagliato troppe volte! Ah, no? D'accordo, allora è colpa mia. Sei felice? E tu, sei felice?
Non ha senso se mi detesti. Io non ti detesto, lo sai bene. Dici? Rinfrescami le idee.
Senti, c'è poco da dire...Due semplici parole. Quali sarebbero?
Esitarono. Lasciami stare? No.
Ti amo.
Anche io.

venerdì 21 agosto 2009

28 Febbraio 1995

Hogwarts, Scozia 28 Feb 1995


Caro diario,

Cormac è parte di me oramai.
A scuola ci vediamo sempre. Ogni minuto che abbiamo al di fuori delle aule lo trascorriamo assieme.
Oggi mi ha persino presentato i suoi amici, Andrew Kirke e Jack Sloper.
Sono una specie di Tiger e Goyle di Grifondoro.
Ci tiene molto a quei due sfigati; Cormac è un pò com'è Cedric, solo che meno perspicace.
Mi parla di Astronomia e Qudditch come fosse niente. Gli ho detto più volte di applicarsi, di studiare, perché avrebbe un futuro brillante...ma lui non mi ascolta.
Dice di volersi divertire, ma io non riesco proprio a capirlo! Io mi diverto ma questo non vuol dire che mi congedi dai miei incarichi.

"Cory, pensaci...se ti impegnassi un pò di più potresti entrare in nazionale e, chessò, scrivere saggi sulle stelle, i pianeti e le costellazioni!"
"Rosie, lo sai che non ci penso nemmeno. Che Cormac sarei sennò?" mi diede un bacio sulla fronte e mi lasciò lì nel vestibolo.
Era una giornata frenetica quella, dopo la Seconda Prova del Torneo. I corridoi erano pieni di ragazzi dell'ultimo anno in preda ai G.U.F.O.
Per evitare un attacco di claustrophobia ero accorsa ai ripari nella Sala Comune.
C'erano anche Ernie e Zacharias. Seduti sulle sedie immense, mentre giocavano a carte.
Zacharias mi salutò e mi sedei ai suoi piedi, con le gambe incrociate.
Ernie non aveva fiatato. Che delusione: ci eravamo promessi di essere amici migliori di prima, invece avevamo fallito miseramente.
Non parlavamo da giorni e non l'avevo notato, visto il mio nuovo hobby: McLaggen.

In quell'istante sentivo la necessità di sfogarmi con lui. Di dirgli che in realtà non era finito nulla, perché nulla era mai iniziato.
Grazie ad una coincidenza, ovvero che Zacharias "aveva troppa fame per giocare a carte", riuscii a rimanere sola con Ernie.
"Ehi..." dissi con voce affranta.
"Ciao", impassibile. Si, va bene, ho sbagliato, ma questa è un'esagerazione, no?
"Hai deciso che non siamo più amici?"
"No, tu l'hai deciso. Hai fatto tutto da te, Rosalie. Ben ti sta, allora."
"Io non ho fatto nulla!"
"E' proprio quello il punto, non capisci?
Sei solo una ragazzina, come tutte. Torna da Cormy, Cory...come diavolo lo chiami tu!"
Eravamo distanti solo pochi centimetri e sentivo la rabbia salirmi dallo stomaco.
"Non devi tirare in ballo Cormac! Non centra niente lui! E' solo colpa tua se siamo arrivati a questa conclusione..."
"Approposito di balli! Ricordo male o sono stato io ad invitarti?". Si, ma lui prima di te...no? No??
"Ma lui mi ha invitata prima di te, Ernie."
"Balle, chiacchiere, falsità! Ecco cosa sono. Me l'ha detto Finnigan! Cormac non aveva un appuntamento per il ballo fino a tre settimane prima dell'evento stesso. Tu sei una bugiarda, Rose! Io mi fidavo di te; non meritavo tutte queste menzogne. Sbaglio o eri tu quella che voleva la "pace nel mondo dei maghi"? Quella che pretendeva di sapere la verità riguardante Voldemort ed i Mangiamorte? Rosalie, la sai qual'è l'unica verità che dovresti conoscere? E' che tu, bugiarda che non sei altro, combatti per ideali che non ti appartengono! Proprio come i Mangiamorte fanno per Il Signore Oscuro! Sei come loro..."

Con le lacrime agli occhi gli mollai uno schiaffo sulla guancia.
"Expelliarmus!" gridò infuriato come non mai. La mia bacchetta venne scaraventata al lato opposto della Sala ed io caddi a terra.
"Ernie...aspetta!"

Elizabeth Rosalie Parker


Forse era troppo tardi o forse troppo presto.
Una cosa però è certa, ci vollero molti giorni prima che riuscissimo a guardarci di nuovo come due "amici" fanno normalmente.

14 Febbraio 1995

Trascritto direttamente dal diario.


Hogwarts, Scozia 14 Feb 1995

Caro diario,
questo pomeriggio io e Cormac siamo andati ad Hogsmeade insieme.
Faceva piuttosto freddo però.
Lui è così carino con me...
Alle 3.15 siamo usciti e ci siamo diretti da Madama Piediburro. Scontato, lo so!
Però con lui tutto sembra originale.
Ho voglia di descrivere tutto attimo per attimo!


Prima di entrare nella sala da té ci siamo fermati da Scrivenshaft's per comperare delle pergamene e delle penne nuove.
Cormac mi ha tenuta per mano tutto il tempo, fortuna che avevamo entrambi i guanti..
Al freddo la sua faccia diventa paonazza, proprio come quando si arrabbia con qualcuno.
Indossava un chullo peruviano beige e bianco, con delle renne marroni, mentre io avevo un berretto di lana turchese fatto a mano da zia Ivy.

Intrufolandoci da Madama Piediburro strofinammo forte i piedi sul tappettino esterno, davanti all'ingresso.
Era affollato ed avevo paura che non avremmo trovato posto, poi mi disse "Tranquilla, ho prenotato due giorni fa."
Ci accomodammo ad un tavolo nell'ala sinistra della sala, appartati.
Mi tolsi i guanti e presi anche quelli di Cormac, per metterli in borsa. Avevo le dite ghiacciate.
Dopo un paio di minuti ordinammo un pò di tè inglese.
I muri erano rivestiti di ghirlande e piattini, un'atmosfera dolce e accomodante.
Diedi le mani a Cormac ed iniziammo a parlare del più e del meno.
"Come va la scuola, Cory?" gli chiesi, solleticandogli il palmo "La professoressa Sprite dice che sei un fiasco ad Erbologia!"
"Haha.." la sua risata era un'inniezione di miele caldo nelle vene "..bhe, diciamo che vado meglio in Astronomia."
"Ah, wow...ti piacciono le stelle?" non sapevo che fosse interessato, ma sembrava piuttosto serio.
"Mi piaci tu." lasciò una delle mani e sfilò la bacchetta dalla tasca, la puntò verso dei cuoricini sospesi per aria sopra di noi e pronunciò "Engorgio".
Uno dei cuori aumentò di volume per un paio di secondi, poi si fermò. Era diventato un grande peluche rosa.
"Oh, che tenero che sei...non dovevi" ammiccò e finimmo di sorsegiare il té, poi lasciò dei galeoni sul tavolino e ci dirigemmo verso l'uscita mano nella mano.

Gli stivali pelosi che indossavo mi proteggevano bene dal freddo, ed anche la giacca, ma stavo tremando ugualmente.
Mise un braccio attorno alle mie spalle e mi fissò sorridente.
Ad ogni suo respiro riuscivo a scorgere una nuvoletta di vapore che gli si formava davanti alle labbra.
Sul sentiero verso Hogwarts ci appostammo su un muretto di mattoni basso e sformato.
Le nostre corporature erano in contrapposizione, il gigante e la formica.

Eravamo diversi sotto ogni punto di vista...ma Cormac mi piaceva ed avevo intezione di giocare al suo gioco, anche a costo di annullarmi completamente. D'accordo, con lui ero una persona diversa, e allora? Era un'evasione dalla vita quotidiana. Penso che fosse lo stesso anche per lui.
Mi sollevò dai fianchi e mi poggiò sul muro pieno di neve. Cingendomi la vita mi baciò come faceva sempre. Era una sensazione unica.
La nostra cognizione del tempo andava perduta in quei minuti infiniti.
Il quaderno di Pozioni era ricoperto di "♥ Cormac ♥".
Non contava altro in quei mesi d'infatuazione.

Avevo paura di chiedergli cosa provasse per me. Era un ragazzo con pochi progetti per il futuro, sempre che sapesse cosa fosse il futuro. Temevo che non sarebbe durata a lungo. Temevo perché in un angolo segretissimo della mia mente era incorniciato Ernie.
Bastava non badarci troppo...


Elizabeth Rosalie Parker

9 Gennaio 1995

Di ritorno ad Hogwarts, ho declinato l'invito di Ernie per andare al ballo con Cormac McLaggen.

Lo so, “brava stolta”...è che Cormac aveva già menzionato di voler andare al ballo insieme a me e poi l'idea di Ernie ed io, ballando...assolutamente no. Non ero pronta, così, improvvisamente.

Aveva avuto bisogno di tempo, ed ora anche io.

Quando mi chiese con chi ci sarei andata feci la vaga.

Non lo conosci” ma rispose prontamente “E tu che ne sai?”

Raccolsi la tracolla dal pavimento in pietra del cortile e mi alzai velocemente “Scusami, vado di fretta. Ho lezione tra poco!”


Il giorno dopo ci sarebbe stato il Ballo del Ceppo. Noi ragazze eravamo indaffarate a farci belle per il grande evento. D'altronde che importava se Potter fosse morto o se i Campioni avessero combattuto miriadi di draghi affamati? Erano i tempi del Ceppo ed il resto non aveva valore.

I ragazzi non facevano altro che parlare di come Harry avesse sabotato il Calice e di come volesse soffiare la gloria a Cedric.


Il pomeriggio del 10 Gennaio ci eravamo riuniti tutti noi più grandi davanti al caminetto della Sala Comune. Stavo seduta accanto a Summerby, quando sentimmo dei passi approcciare la stanza.

A breve spuntarono Hannah ed Ernie sorridenti.

Dissero che ce l'avevano fatta, che erano diventati i nuovi prefetti di Tassorosso.

Fino a quel momento non ero al corrente del fatto che Ernie volesse diventare prefetto, anzi, ero convinta che la sola idea lo turbasse.

Sforzai di sorridere e mentre tutti gli altri si erano alzati per abbracciarli rimasi seduta accanto al camino fiammeggiante.

Pensavo che non ci fossero segreti...

Quando il trambusto cessò mi sembrava d'essere sola. Al contrario dopo pochi secondi vidi Ernie che mi si sedeva accanto.

Ehi, come mai ancora qui?” mi domandò con stupore.

E tu? Non dovresti essere in giro a svolgere il tuo lavoro da prefetto?”. Mi sentivo offesa ed irritata. Volevo condividere tutto con lui, e proprio quando pensavo che avremmo ricominciato da capo se ne era uscito e con una delle sue.

Probabilmente, ma oggi Hannah è così euforica da poter fare il doppio turno”

Allora con chi andrai al Ballo del Ceppo? Se ti va di dirmelo...almeno questo”

Andrò con Leanne, ti dispiace?”

No, assolutamente, divertitevi! Ora corro su che ho solamente un'ora per prepararmi”.


Il dormitorio era pieno di merletti sparsi qua e là. Mi fiondai verso il letto e vi trovai il vestito. L'avevano consegnato durante le ore del pomeriggio. Ogni famiglia aveva inviato gli abiti da sera ai rispettivi studenti.

Passai gentilmente una mano sul tessuto soffice. Era lungo fino ai piedi, di satin color oro.

Come allegato trovai una piccola tiara da infilare nei capelli.

Heidi diceva di essere brava con le acconciature, così le chiesi se poteva aggiustare la mia.

Certo, come no. Ci metto pochissimo!”
“D'accordo, a patto che non mi ritrovi calva a scendere le scale verso la Sala Grande!”

Esplose in una delle sue tipiche risate, e le diedi una pacca sulla spalla, adagiandomi sopra uno sgabello al lato del suo letto ricoperto da perline di tutti i colori.

Prese la bacchetta ed iniziò a pronunciare una serie di incantesimi, col suo strano accento.


Dieci minuti prima dell'inizio del ballo ero pronta. Però che squallore attraversare i sotterranei con dei vestiti così curati.

Cormac mi stava aspettando in cima alle scale, vicino la Sala.

Quando lo vidi lo strinsi in un abbraccio “Grazie di avere accettato il mio invito, Elizabeth”

E' un mio piacere...” arrossii e mi voltai brevemente per nascondere la mia faccia sin troppo sorridente.

Rimanemmo un po' lì nei dintorni a parlare con le altre coppie.

Harry ed il Weasley che parlava troppo avevano invitato Padma e Calì, che erano, secondo la statistica, le ragazze più antipatiche della scuola. Ovviamente dopo la regina dell'antipatia, Pansipatica.

Hermione era lucente, la ragazza più elegante a mio parere. Accompagnata da uno dei Campioni, Viktor Krum. Una bella figura anche lui, come tutti i Durmstrang avevano dimostrato di essere.


Cormac mi prese a braccetto e scendemmo le scale in sincronia. Era affascinante nei modi e poi dall'aspetto regale. Un po' superficiale, però nulla di grave.

La musica ci accolse, a due a due.

Alcuni professori erano a loro volta accompagnati. Hagrid, per esempio, stava con una certa Madame Maxime.

Cho e Cedric avevano gli occhi di tutti puntati addosso, però.

Lui era considerato forse uno dei ragazzi più carini della scuola, e non poteva che essere così.

Ballammo fino allo sfinimento, quella sera. La Sala era ricoperta di ghiaccio, nonostante la temperatura fosse moderata.

C'era neve che cadeva esattamente fino sopra le teste dei partecipanti, senza sfiorarli.

I tavoli, rotondi, erano ricoperti da tovaglie azzurrine, con bicchieri di cristallo e posate d'argento.

Quando ne avemmo abbastanza di piroette e valzer, io e Cormac ci sedemmo al tavolo con gli altri della mia casa.

Per mia grande sfortuna c'erano già anche Leanne ed Ernie.

A quel punto non sapevo se McLaggen fosse stato il mio fidanzato, ma avevo voglia di fare ingelosire Ernie e, anche se ero stata io a rifiutare il suo invito, presi la mano del mio accompagnatore e lo guardai.

Heidi e Blaise di Serpeverde facevano battute sulle prove che avevano ipotizzato per il Torneo.

Mentre mi sistemavo la coroncina sul capo notai gli occhi di Ernie che mi fissavano, ricambiai lo sguardo brevemente e poi mi avvicinai a Cormac.

Leanne non sembrava prestargli tanta attenzione quanta ne prestava lui, il mio cavaliere perfetto, a me.


Il ballo era stata un'esperienza indimenticabile.

Al ritorno verso i dormitori Cormac mi accompagnò fino a metà percorso.

Quando ci fermammo lo ringraziai, dicendogli d'aver passato una serata indimenticabile.

Mi levai la giacca che mi aveva prestato, mentre attraversavamo metà dei sotterranei oscuri per giungere ad una spiazzata immensa, e mi voltai lentamente. La luce era rosa, in tema con l'evento. Vi erano fiori ovunque.

Prima di potere fare più di tre passi mi prese la mano delicatamente e mi tirò verso di sé.

Ero immobile, imbarazzata, e non sapevo come reagire.

Aveva un profumo irresistibile, era un principe azzurro.

Mi mise le mani attorno alla nuca, dove terminavano i miei corti capelli mossi. Ci avvicinammo l'un l'altro e con quello straccio di coraggio che ci rimaneva ci baciammo.

Ora, non penso che fosse stato lui il mio vero principe, però, di sicuro non era un ranocchio.

Prendere o lasciare, diceva qualcuno.

In quel momento non riuscivo a sentire rumore se non quello delle nostre labbra inchiodate in un bacio d'addio, però la vista era limpida e quando aprii gli occhi ebbi una sgradevole sorpresa.

Ernie camminava nervosamente verso i dormitori, da solo.

Essendo nascosta dal corpo prorompente di Cormac, non mi riconobbe all'istante, ma quando fu quasi parallelo a me, rallentò.

Il suo sguardo severo mi intimoriva, però non avrei lasciato che un suo giudizio rovinasse una serata così speciale.

Tenendo Cormac per mano mi allontanai, e lui fece lo stesso, dal palmo le sue dita scorrevano fino alle mie, e poi ci separammo.


Camminai con un sorriso stampato in faccia fino alla Sala Comune, dove ignorai totalmente Ernie e salii le scale per poi addormentarmi sopra il letto con il vestito ancora indosso.


Novembre 1994

Era il periodo de La Coppa Tremaghi.
Per quanto potessi detestare i melodrammi giovanili, era tempo di litigi e cuori infranti.
Il PotterCasino del momento era un mistero.
Si diceva che Harry avesse messo il proprio nome nel Calice di Fuoco.
Non ci credevo, non era così. Per quanto conoscessi Potter sapevo che non avrebbe infranto le regole col solo scopo di mettersi in pericolo.
Qualcuno l'aveva fatto al posto suo. Ero sicura che molti altri fossero della mia stessa opinione, ma fino ad allora stare dalla parte di Potter o del Trio in generale avrebbe messo chiunque in cattiva luce. Quindi meglio tacere?

Per la prima parte del Torneo non ero presente, poiché ci sarebbe stato il matrimonio di mia zia di secondo grado, Ivy. Tuttavia sapevo che il nome di Harry era stato estratto dal Calice e che avrebbe gareggiato con maghi più grandi e più esperti di lui.
I miei amici, però, almeno quelli che mi rimanevano fedeli, continuarono a scrivermi com'era solito.
Riportando una lettera di Cho Chang:

Cara Rose,
ti scrivo per dirti che ci manchi moltissimo.
Spero che il matrimonio di tua zia sia una meraviglia, come lo sei anche tu.
Qui a scuola c'è il pandemonio...I professori sono sempre più agitati, specialmente Severus Piton e la McGranitt.
Tutti ce l'hanno con Harry perché pensano che abbia truccato il Calice di Fuoco o qualcosa di similmente folle. Non so cosa dire in proposito...
Inoltre, non ci crederai mai ma io e Cedric andremo al Ballo del Ceppo insieme.
So che mancano un pò di mesi ma stavo pensando che ci vorrà un pò affinché mia nonna mi faccia un vestito ricamato su misura. Sai, lei vive in Cina, e lì ci sono molti tessuti pregiati.
Sono estasiata!
Tu come stai? Cosa mi racconti di bello? Sappi che tengo d'occhio MacMillan...
Sembra che da quando te ne sei andata sia diventato una sorta di topo di biblioteca. Chissà perché! Bhè, era ora, non trovi?

Rispondimi presto!

P.S.: Qui c'è Marietta e ti saluta anche lei!

Con affetto, Cho.


Sorprendentemente anche Ernie stesso mi scrisse...

Carissima Rose,
mi manchi. "Ci" manchi, che tu lo creda o no.
Senza di te la Sala Comune non è più la stessa.
So che la nostra amicizia in questi ultimi due mesi è caduta in un fosso senza fine, e mi dispiace.
Non ho idea di cosa possa fare per recuperare la tua stima.
Sei una persona molto importante per me, lo sai.
Non so nemmeno come esprimermi in questa maledetta lettera, ma spero che Ulisse sia in grado di recapitarla senza provocare danni.
Penso che dovremmo parlare, magari per telefono? Non lo so...non so niente. E' stato orribile trattarti in quel modo ma avevo i miei motivi.
Dimmi tutto quello che vuoi ma io non smetterò mai di chiederti perdono.
Dopo quella volta alla Torre ho pensato a lungo...In fondo io ed Hannah possiamo essere amici e niente più.
Non voglio perderla, tengo molto anche a lei, quindi dovrò passarci un pò di tempo insieme e fortunatamente mentre tu non sarai presente.
Quand'è che tornerai a scuola? Mi auguro che sia presto perché in realtà questa lettera è un invito ufficiale al Ballo del Ceppo.

Non accetto né "forse" né "no".

P.S.: Susan sta andando in escandescenza senza di te. DEVI tornare ad Hogwarts o siamo tutti spacciati.

Con affetto, Ernie.

Ottobre 1994

Un giorno, quando aveva accompagnato Ernie nella Guferia della scuola, c'era stato un battibecco.
"E' un pò che non parliamo più come ai vecchi tempi...non credi?", era sempre distratto. Pensava ad altro, forse Hannah Abbott o chissà. Non mi prestava attenzione. Avrei potuto indossare un costume da troll, sventolargli un bubotubero in faccia ma non c'era nulla da fare...
"Già...lo rifaremo. Non preoccuparti. Ora però ho un sacco di cose da fare. Devo entrare nella squadra, capisci? E' importante per me!".
"Come lo è Hannah? E possibilmente chiunque altro tranne me?"
"Non so di cosa tu stia parlando, Rosalie", brutto segno. La verità è che nessuno mi chiama Rosalie, apparte la mia bisnonna, ma lei crede che io sia un Auror, quindi potete immaginare...
A quel punto me ne andai, lasciandolo al freddo deprimente della Torre dei Gufi.
Dovevo farmi un esame di coscienza. Corsi in Sala Grande per la cena e vidi che ero l'unica del mio gruppo.
Il cibo non era ancora servito, quindi mi sedetti accanto a Katie ed Alicia, in attesa di notare qualche volto familiare.

I tavoli erano disposti al solito modo, senza nessun ornamento particolare.
La luce soffusa era dorata, un pò come nella nostra Sala Comune.
Da lontano scorsi il Barone Sanguinario occupato a litigare animosamente col Frate Grasso, mentre Nick Quasi Senza Testa studiava la situazione, cauto.
I professori avevano già preso posto in mensa e dopo pochi istanti apparirono banchetti deliziosi davanti ai nostri occhi.
Sapevo che era opera degli elfi domestici. Come dissero i prefetti al primo anno, eravamo fortunati se riuscivamo a stringere legami con gli elfi...ed io c'ero riuscita con la mia bontà incondizionata.

Quando dalla grande porta della Sala entrò Hannah mi voltai per non farmi vedermi.
Sembrava abbastanza irritata, e ne avevo avuti fin troppi di litigi in quei giorni.
Non riuscii a nascondermi da Susan, però. Accorse verso il tavolo dov'ero seduta e mi prese per il braccio. Mi disse che c'era stato un problema tra Ernie e la Abbott.
"...ed io cosa dovrei fare, precisamente??" le chiesi incredula "Non sono il Cupido della situazione! Per quello puoi chiedere a Megan, se non ti dispiace."
"Ti prego sii seria..."
"Sono serissima...guarda!" mi puntai faccia con la mano destra e la fissai, supplicandola di lasciarmi stare, che non era giornata.
Se ne andò, con l'espressione di chi ha appena tirato per sbaglio 30 preziosi galeoni nel Lago Nero.
Rimasi sola a meditare, come una povera imbecille.
Il giorno seguente mi aspettavano due entusiasmanti ore di Aritmanzia ed Antiche Rune, che pressocché, per me, sono la stessa cosa.

Agosto 1994

L'estate del 1993 fu uno spasso pauroso.

Decidemmo, io ed i miei compagni di scuola, Hannah, Susan, Justin, Ernie e Zacharias, di andare in Novergia a studiare i draghi del posto, affinché potessimo poi scrivere una relazione attinente.
L'idea era stata di Zac, diceva che sarebbe stata "un'avventura alla Potter". Banale.
Spesso mi sono chiesta il perché di tutta questa sua fissazione.

"Sei solo geloso di lui perché non deve nemmeno sforzarsi per essere popolare...!" lo stuzzicai mentre eravamo a casa di Susan, pronti a materializzarci.
"Non è gelosia...anzi, lo disprezzo. E' un ragazzino maledetto con tanto bisogno di attenzioni!"
Alzai gli occhi al cielo, devastata dal suo tono civettuolo.
Aveva in mente di partecipare alle selezioni per la nuova squadra di Tassorosso, all'inizio del quatrimestre.

Susan s'era fatta crescere i gonfi capelli rossi. Dimostrava molti più anni.
Mi chiese se quest'anno ci saremmo messe sempre vicine in dormitorio e le risposi di sì.
I rapporti con Hannah invece si erano allentati, forse per Ernie.
La cosa che più mi irritava dei due era il fatto che mentissero entrambi...a me!
Avevo un radar anti-fesserie sempre attivo.
Lei l'avevo fulminata numerose volte, ma con Ernie, malgrado avessi desiderato esprimere i miei sentimenti con tutto il cuore, mi trattenevo ogni volta.

Un disegno fatto dalla mia cara amica Susan


Susan, Rose e Heidi durante le vacanze natalizie.

Dicembre/Gennaio 1994

Il caro vecchio Zacharias aveva proprio ragione.
Penso che il mio terzo anno ad Hogwarts sia stato un dei meno sconvolgenti...anzi, IL meno sconvolgente.
Feci la mia prima gita ad Hogsmeade, verso il periodo di inizio Dicembre.
Con tutta quella neve eravamo imbottiti di lana. Mia madre mi aveva rimpilzato la borsa con guanti, sciarpe e cappellini bicolori.
Quell'inverno mi aveva invitata Leanne, che usciva spesso con Terry Boot e Lisa Turpin.
Ci confinammo a Mielandia e poi da Scrivenshaft ed ai Tre Manici di Scopa.
Fu lì che incontrai Cedric Diggory e ci parlai per la prima volta. Era più grande di noi d'un paio d'anni. A vederlo ci si sentiva infimi, ma aveva un gran cuore Cedric.
Hannah ed Ernie erano insieme da Zonko. Non che mi interessasse l'idea che fossero soli, cosa che in fondo non erano. Trovo che sia impensabile essere da soli da Zonko.

Hagrid ci fece una lezione sugli Ippogrifi.
Era un professore incredibilmente preparato. Aveva esperienza, viveva il proprio mestiere.
Sfortunatamente noi di Tassorosso viviamo nell'ombra delle altre case. Non abbiamo particolare affinità con i professori, se non con la Sprite. Ma è diverso. Lei ci tratta tutti allo stesso modo, anche se devo dire che il ritorno in salute di Justin le fece molto più piacere di quando Padma Patil si salvò dalla puntura di un Formicaleone.

Le vacanze di Natale erano prossime.
Scoprii che anche Heidi Macavoy risiedeva nella mia stessa città, Newcastle.
Ci incontrammo spesso in centro e quando legammo di più mi invitò a casa sua.
Era una mezzosangue. Sua madre strega, suo padre babbano. Bella famiglia, sul serio. Avevano un'indole da Tassorosso.
I miei no. Papà e mamma erano di Grifondoro a suo tempo...
Ammetto d'aver colto un tantino di delusione quando gli venne notificata la mia ammissione...in Tassorosso.
Prima che andassi ad Hogwarts erano talmente sicuri che sarei enrata a far parte di Grifondoro da parlar "non bene" delle altre case, in particolar modo Tassorosso.
Sono certa che fossero solo parole, che non la pensavano in quel modo. Almeno, però, quando vennero a sapere che appartenevo al Tasso tentarono di farmi sentire comunque un valido membro della famiglia.
Mio cugino Ralph di Scarborough ci visitava ogni santo Natale. Lui e sua madre, Cristabella, una vedova.
Aveva perso il marito in un incidente stradale.
Ralph frequentava il penultimo anno ad Hogwarts ed era, anche lui come me, in Tassorosso.
A prescindere dal fatto che non mi parlasse mai a scuola, era un bravo ragazzo. Portava i capelli con la riga laterale ed un ciuffo nero gli ricadeva sulla fronte.
Tutti gli anni Cristabella cuciva con l'uncinetto dei maglioni a tema animati per ognuno di noi. Stavolta aveva scelto il Quidditch ed io avevo ricevuto il Boccino d'Oro.
Spesso quando i grandi parlavano di "cose serie" (i Mangiamorte), io e Ralph salivamo in soffitta a fare delle piccole magie, piccole come eravamo noi rispetto ai nostri genitori.

"Sei una ragazzina brillante, Rose" disse, aprendo una finestrella per far circolare l'aria viziata.
"Dimmi qualcosa di nuovo, ti prego" e scoppiammo a ridere.

Questo è ciò che ricordo di quel Natale nevoso.

giovedì 20 agosto 2009

Ottobre 1993

Le testimonianze riportate su questa pagina sono pure come un Patronum.
A quell'epoca nessuno di noi studenti riusciva ad evocarlo, tranne Potter. Ma lui aveva una specie di affinità con la magia più inaspettata.

Quel terzo anno lo rammento con gioia.
Eravamo dei ragazzi, non più marmocchietti golosi di Cioccorane.
Rigò tutto diritto già dal viaggio sul treno.
Il gruppo non faceva altro che espandersi; d'altronde è ciò che ci si aspetterebbe dai Tassorosso.
Non per dare valore all'amicizia, ma la nostra era diversa, preziosa. Non c'erano competizioni, ambizioni personali...tuttavia ci ipegnavamo sempre.
Il problema altrui era un problema proprio. Se il mondo dei maghi fosse composto da soli Tassorosso non credo sarebbe successo quel che è successo.
Eppure no, ci sono anche gli altri. Dopotutto è giusto così.

L'Express era veloce. Una freccia sui binari, pensai.
Stavamo in uno scompartimento di prima classe, stranamente. Forse i Malfoy & Friends avevano deciso di giudare stavolta, o chissà.
Detestavo Pansy con tutto il cuore. Era sempre schiacciata addosso a Draco EPPURE insignificante sia per lui che per il resto della scuola.
Ma no, magari erano solamente pregiudizi. Magari ero gelosa di lei. NO.
Era una ragazza davvero triste per il modo in cui si atteggiava. Sempre pronta a smontare gli ideali altrui...proprio come Draco e Tiger e Goyle e Blaise e la lista continua all'infinito elencando gli innumerevoli Serpeverde.

Fu il tragitto più gelido, quell'anno. L'essenza di Voldemort si faceva sentire, come il respiro dei dissennatori sul collo.
Possibilmente le creature più disgustose mai viste.
Correva voce che stessero cercando Harry sul treno. Ad ogni modo, Harry o non Harry, fu un'esperienza tremenda.
Io e gli altri eravamo avvolti in un silenzio di tomba. Ricordo d'essermi seduta accanto a Anthony Rickett. Lo conoscevo dall'anno precedente ed eravamo buoni amici. Lui faceva parte d'uno di quei "giri" in cui non si è né popolari né sfigati.
Mi piaceva anche un pochino, però non in modo esagerato. Era in IV ed io in III; sembrava inappropriato, almeno finché le altre mie compagne iniziarono ad uscire con ragazzi più grandi. Per esempio, Cho Chang, che quell'estate, dicevano, aveva fatto scintille con Cedric di Tassorosso. Oppure Alicia Spinnett che proprio durante il terzo anno non indigiuava nel farsi notare mentre faceva voi-sapete-cosa con voi-NONPOTETEIMMAGINARE-chi. Orripilante.

Quando il treno riprese a camminare non fu più la stessa cosa, fatta eccezione per le domande irritanti di Zacharias.
"Non credo che quest'anno Potter ce la farà a vincere altre partite. Ho sentito che Cedric si sta dando parecchio da fare con la squadra. Che ne dite?".
Nessuno rispondeva mai alle sue domande, anche se facili e che richedessero una quantità di tempo limitata.
"Forse no..." dissi, mentre giocavo a scacchi con Anthony.
"Cioè, insomma, l'hai visto. Non ha più le rotelle al loro posto, quello!".

Ottobre 1992

A grandi passi vi sto raccontando i miei primi 3 anni di scuola, poiché non ci trovereste nulla di esilarante se li descrivessi in modo dettagliato.
Nel 1992 ci fu il secondo "PotterCasino".
Alcuni alunni facevano scommesse su quanti minuti sarebbe sopravvissuto questa volta.
Nelle aule di Hogwarts si narrava di Voldemort, un mago potente e malvagio.
Silente ci rassicurava con i suoi discorsi. Ci chiedeva di rimanere uniti, di creare una barriera tra Hogwarts ed il mondo esterno, ma come sarebbe stato possibile?
I ricordi che tengo in serbo del mio secondo anno sono relativamente pochi.
Nel profondo della mia memoria vi sono immagini sfocate di un passato oramai remoto.

Eravamo al binario 9 3/4, io, Susan, Hannah ed Ernie.
I nostri genitori discutevano amabilmente mentre noi eravamo stravaccati sulle valigie da viaggio.
Mio padre mi diede un bacio sulla fronte e mi strinse forte, prima di andarsene.
L'Hogwarts Express era il treno più bello sulla faccia della terra, nero e bordeaux, un'immagine possente ma rassicurante.
Il viaggio a bordo era uno spasso: la signora delle caramelle passava puntualmente.
Quest'anno al gruppo si era aggiunto un certo Justin Finch, un tipo apposto.
Eccessivamente esuberante, forse, ma nulla in contrario ai ragazzi come lui, sia chiaro!
Era un babbano, penso. Cioè un babbano in grado di utilizzare la magia. Sì, proprio così.

Forse sarebbe stato meglio se non fosse mai salito sull'Hogwarts Express quell'Ottobre del 1992. Povero Justin...

Vi fu una storiaccia con la Camera dei Segreti. Un luogo nascosto, ad Hogwarts, dove Tom Riddle (per gli amici Lord Voldemort) aveva una specie di serpente abnorme, Basilisco, per definizione.
Avanti, lo so che è inopportuno ironizzare l'evento però io non ero presente e correvano voci strane tra le mura di Hogwarts. Se c'è una cosa che ho imparato durante quei sette anni, è che la verità la saprà sempre e solo Harry.
Troppe menzogne sul passato, troppa corruzione nel mondo dei maghi.
Ma tutto è bene quel che finisce bene, o meglio quel che finisce, punto.

Tornando al mio secondo anno da matricola, Justin sembrava essere colpito dalla sfortuna.
Inizialmente Draco Malfoy, un noto Serpeverde della nostra età, gli aizzò contro una serpe. Justin era un fifone, a dirla tutta.
Intervenne Harry per fortuna...ma devo ammettere che destò parecchi sospetti.
Parlava una lingua a noi sconosciuta. Terrificante!
Ernie non ne volle sapere, e di conseguenza nemmeno Hannah. Era il suo braccio destro.

Susan era più aperta riguardo al serpentesco ed all'intera faccenda dell'Erede di Serpeverde.
Ne discutevamo tutte le sere, mentre Hannah si lavava i denti o mentre dormiva.

Per noi Tassorosso era pericoloso aggirarci nei sotterranei la notte, quindi il coprifuoco era alle sette piuttosto che alle nove e mezza.
Era agghiacciante il fatto che ci fosse un Basilisco assassino implacabile nel castello...poteva essere ovunque, in qualsiasi momento.
Silente ammise che la situazione era allarmante, più del solito.

Nel periodo in cui venne pietrificato Justin, Ernie non si vedeva più in giro.
Vagava da solo nei cortili oppure si rintanava nel dormitorio.
Io e Susan invece eravamo sempre presenti in infermeria.
Ci piaceva leggergli i libri, se così possiamo definirli, di Gilderoy Allock.
Justin credeva a tutto, purtroppo. Ma non c'era tempo per le critiche, allora.

Durante le lezioni di Erbologia nulla era più come prima. Justin rianimava le spiegazioni, partecipava sempre...insomma, era un'assenza che si faceva notare, la sua.

Verso la fine dell'anno ci fu il PotterCasino.
Quel Trio di cattura-guai girovagava sempre per la scuola, senza il presmesso degli insegnanti.
Tutti erano contro Harry. Io no, ovviamente. Tenevo una sorta di distanza "professionale", alla larga da coinvolgimenti emotivi. Razionalizzavo ogni mio parere.

Ricordo che un giorno mentre uscivamo dall'aula di Pozioni Hermione mi fermò e mi disse che era davvero dispiaciuta per quel che era successo a Justin.
Tutto ciò prima che lei stessa diventasse vittima del Basilisco.

Era palese che Hogwarts fosse un luogo oramai a rischio. Infatti fu il primo ed unico anno in cui ebbi davvero paura di tornarci.
Mia madre, poi, era totalmente contraria.

Chissà come mi sono ritrovata a diplomarmi lì, dopo tutte quelle sventure.

Ottobre 1991

Il mio nome è Elizabeth Rose Parker, ma non chiamatemi Beth.
Frequentavo la scuola di Hogwarts fino a due anni fa.
Rovistando in una pila di vecchi libri impolverati ho trovato un diario dalla fodera in finta pelle rosso carminio.
Vi sono racchiusi i ricordi dei 3 anni più oscuri ed emozionanti della mia vita; ed ho deciso di trascriverli qui, per rendere pubblici i "nostri" giorni preziosi, quelli che ci hanno reso ciò che siamo e sempre saremo.

Innanzitutto ci sono cose che dovete sapere di me. Cose molto importanti.

Il primo anno ricordo di essere quasi svenuta davanti alla professoressa McGranitt. Ero una piccola ragazzina dai capelli corti di un castano scuro inniettato di sangue. Paffutella, con le guance da criceto, completamente anonima in quella folla di marmocchi emozionati, che presto sarebbero diventati i miei amici-a-vita, o quasi.

Dopo un lungo sermone sulle regole della scuola (tra cui "Non attraversare i fantasmi"), dei prefetti alti come le porte ci guidarono in un bel posto di nome "Sala Grande". Era stracolma di quadri e candele sospere per aria.
Un gruppo di ragazze davanti a me borbottava nomi di ragazzi.
"Harry..." sghignazzavano felici mentre io temevo di non fare nemmeno amicizia "Sì! E poi anche l'altro!".
Non so ancora a chi si riferissero di preciso, ma sapevo per certo che non saremmo state amiche.
C'era tanta luce...tuttavia un'aria tetra.
Eravamo schierati davanti ad un cappello, posato su un tronco di legno gigante.
"Parla..." borbottai stupita ed un ragazzo alla mia sinistra mi diede una pacca sulla spalla dicendo "Quello...è il Cappello Parlante! Me l'ha detto il mio fratellone. Uno dei tanti! Ci smisterà nelle rispettive case, sai?".
Quanto parlava.
Dopo una decina di minuti sentii una voce chiamare il mio nome "Rosalie Parker?!".
Mi avvicinai esitando, dopodiché un gigante pauroso dalla barba folta mi disse di sedermi sullo sgabello scricchiolante che era al mio fianco.
Mi sedei con le braccia conserte ed le gambe unite, strette. Avevo molta fame, ed altrettanto sonno. Mi sentivo fissata e non era una sensazione piacevole.
Il Coso Parlante bofonchiava annoiato "Che strana fanciulla che siede qui sullo sgabello. Determinata e ribelle, tenace ed esigente...Forse Grifondoro? O magari...Serpeverde? Tu cosa pensi, piccola strega incontentabile?".
Strizzai le palpebre e serrai i pugni. Ero furiosa perché non avevo nessuno con cui parlare.
Volevo solamente delle persone amiche, solo amici...
A breve ci fu un urlo entusiasto "TASSOROSSO!"
Tra me e me pensai che, secondo le descrizioni che mi erano state date delle varie case, Tassorosso era quella che meno mi sarei dovuta aspettare.
Chissà...
Tornai nella mischia ed una "prefetta" agitò un braccio in aria per far sì che vedessi dov'era il mio gruppo. Li raggiunsi e camminammo per molto tempo. Troppo.
Mi sentivo come un'emarginata, quando un tipetto con i capelli color biondo sporco si avvicinò. Lo fissai per un attimo e poi mi strinse la mano.
"Piacere! Io sono Ernie MacMillan!" si voltò e trascinò una bambina dalla faccia paonazza che si rifiutava di salutarmi "E lei...lei è Hannah!"
"Ciao" cercai di sorridere con tutta la forza che avevo in corpo "Io mi chiamo Elizabeth Rose, ma chiamatemi Rose...o Liz, sono nella vostra stessa casa a quanto pare..."
Continuammo il tragitto insieme, noi tre.
Ci condussero attraverso un'infinità di corridoi bui e desloati, nei sotterranei del palazzo.
Il solo pensiero di percorrerli da sola mi angosciava. Dissero che eravamo nei pressi delle famose cucine di Hogwarts e che eravamo fortunati se ogni tanto qualche elfo domestico ci avesse dato un budino di onisco.

Ci trovavamo davanti ad un enorme quadro raffigurante una giovane donzella vestita d'oro e di nero, con dei riccioli che le ricadevano sul volto, che mostrava un'espressione gentile e comfortante.
Uno dei prefetti disse una strana formula e il quadro si scostò, aprendosì getilmente verso di noi.
Il corridoio d'entrata era piuttosto stretto per tutte quelle persone, ma la Sala Comune emanava un odore di legno e dolci fatti in casa.
Era un'atmosfera familiare e mi sentii subito sollevata.
Al centro vi era un tavolino circondato da poltrone "ciccione", piuttosto invitanti.
I muri erano tappezzati da arazzi con temi floreali di cui uno rappresentava una signora grassa dai capelli ramati e le guance simili alle mie.
"Quella, cari novellini, è Tosca Tassorosso, la fondatrice della nostra casa." disse il prefetto simpatico "Fate in modo di portare onore a lei ed ai nostri ideali, quali onestà, impegno, pazienza e fedeltà" la sua voce riecheggiava in tutte le altre stanze.
Più tardi le ragazze prefette perfette ci mostrarono i dormitori femminili.
Mi tenevo vicina ad Hannah, attenta a non perdermela.
Ci raggiunse anche un'altra sfortunata come me e si presentò col nome di Susan Bones.
Percorremmo delle gradinate per poi attraversare un arco, rigorosamente in legno come il resto della Sala Comune.
Passando per un ulteriore corridoio stretto arrivammo finalmente al dormitorio femminile.
Ci dissero di fare attenzione a non svegliare i maschi, poiché il loro dormitorio era collocato precisamente sotto il nostro.
I bagagli erano stati materializzati dalla Direttrice di Casa, la professoressa Pomona Sprite.

Il coprifuoco era passato già da un pò ed le prefette perfette ci abbandonarono al nostro breve sonno.
Hannah aveva scelto il letto accanto al mio, ed anche Susan.
Dopo esserci infilate il pigiama ed aver parlato dei ragazzi più carini del primo anno, cademmo in preda al sonno profondo che ci spettava.