Il quinto anno sembrava prospettare qualcosa di estremamente eccitante.
A poche settimane dall'inizio della scuola ero a casa di Ernie.
La cosa più buffa della mia permanenza dai MacMillan era che ad ogni "Tu e Rosalie passate molto tempo insieme" dei genitori, la risposta di Nee si ripeteva "Ah, sì. Io e Rose siamo ottimi amici!".
Ottimi, senza dubbio. Amici, ma non solo.
Non aveva importanza. Qualsiasi cosa pur di vederlo, nonostante significasse colmare l'aria di ipocrisia pura.
Un giorno ci fu una visita da parte di Tamsin Applebee, uno dei cacciatori di Tassorosso.
Sua madre e la signora Macmillan erano compagne di té, il che comportava sessioni illimitate di gossip e maschere scadenti per il viso.
"Ehilà, Tam!" dissi con stupore scendendo freneticamente le scale.
"Ciao..." in cui la vocale 'a' durò un attimo in più delle altre. Sembrava triste...
Adoravo la casa di Nee (Ernie, se non l'aveste capito); i pavimenti erano ricoperti da parquet di mogano mentre le pareti erano rivestite di una lucente carta da parati bordeaux a fiori.
Era così preziosa da apparire come se fosse in rilievo.
Le serate nella stanza di Erie non avevano termine. Ricordo d'aver notato la famosa "parediggory", ovvero la parete su cui erano un tempo affisse foto ingigantite di Cedric. Le aveva strappate senza pietà, lasciando piccoli pezzetti ancora attaccati.
Parlavamo del più e del meno, tenendoci per mano, rivolti verso il soffitto.
"Non sei emozionata che quest'anno impareremo ad utilizzare l'Expecto Patronum?"
"Hmm...veramente no. E poi pensavo l'imparassimo al sesto anno...o no?"
"Penso di no...non ne sono sicuro. Che importa? Possiamo provare anche senza i professori..."
"Si e magari fare una replica di quei maledetti 1200 punti dell'altr'anno!"
Ci fu una pausa.
Credo che parlare del quarto anno fosse una sorta di taboo. Le cose fra noi erano andate di male in peggio. C'eravamo promessi di lasciarci tutto alle spalle.
"Sai," sospirai stringendomi al suo braccio "ho sempre desiderato un fidanzato prefetto!"
"Ah, quindi siamo fidanzati?" mi chiese in tono provocatorio.
Lasciandogli il braccio mi voltai "Non sei divertente, Ernest!"
"Ernest?? Nemmeno la mia prozia mi chiama Ernest!"
"Ma insomma! Tu puoi chiamarmi Elizabeth Rose, Rosalie o Ms. Parker ed io non posso chiamarti ERNEST?"
Lo spinsi giù dal letto con tutta la forza che possedevo e si rialzò immediatamente.
Mi guardava con quello sguardo.
No pensai, ti prego no!
"Il solletico no!" ed in meno ti un attimo stava già tentando di immobilizzarmi.
"E' il prezzo da pagare...!"
Ecco a voi le memorie più belle e indimenticabili dell'estate del 1995.
Le memorie più sciocche, forse.
Ma ben presto capirete il peso de "Il prezzo da pagare". Esatto, il prezzo di quel nuovo insostenibile anno ad Hogwarts.
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