giovedì 20 agosto 2009

Ottobre 1991

Il mio nome è Elizabeth Rose Parker, ma non chiamatemi Beth.
Frequentavo la scuola di Hogwarts fino a due anni fa.
Rovistando in una pila di vecchi libri impolverati ho trovato un diario dalla fodera in finta pelle rosso carminio.
Vi sono racchiusi i ricordi dei 3 anni più oscuri ed emozionanti della mia vita; ed ho deciso di trascriverli qui, per rendere pubblici i "nostri" giorni preziosi, quelli che ci hanno reso ciò che siamo e sempre saremo.

Innanzitutto ci sono cose che dovete sapere di me. Cose molto importanti.

Il primo anno ricordo di essere quasi svenuta davanti alla professoressa McGranitt. Ero una piccola ragazzina dai capelli corti di un castano scuro inniettato di sangue. Paffutella, con le guance da criceto, completamente anonima in quella folla di marmocchi emozionati, che presto sarebbero diventati i miei amici-a-vita, o quasi.

Dopo un lungo sermone sulle regole della scuola (tra cui "Non attraversare i fantasmi"), dei prefetti alti come le porte ci guidarono in un bel posto di nome "Sala Grande". Era stracolma di quadri e candele sospere per aria.
Un gruppo di ragazze davanti a me borbottava nomi di ragazzi.
"Harry..." sghignazzavano felici mentre io temevo di non fare nemmeno amicizia "Sì! E poi anche l'altro!".
Non so ancora a chi si riferissero di preciso, ma sapevo per certo che non saremmo state amiche.
C'era tanta luce...tuttavia un'aria tetra.
Eravamo schierati davanti ad un cappello, posato su un tronco di legno gigante.
"Parla..." borbottai stupita ed un ragazzo alla mia sinistra mi diede una pacca sulla spalla dicendo "Quello...è il Cappello Parlante! Me l'ha detto il mio fratellone. Uno dei tanti! Ci smisterà nelle rispettive case, sai?".
Quanto parlava.
Dopo una decina di minuti sentii una voce chiamare il mio nome "Rosalie Parker?!".
Mi avvicinai esitando, dopodiché un gigante pauroso dalla barba folta mi disse di sedermi sullo sgabello scricchiolante che era al mio fianco.
Mi sedei con le braccia conserte ed le gambe unite, strette. Avevo molta fame, ed altrettanto sonno. Mi sentivo fissata e non era una sensazione piacevole.
Il Coso Parlante bofonchiava annoiato "Che strana fanciulla che siede qui sullo sgabello. Determinata e ribelle, tenace ed esigente...Forse Grifondoro? O magari...Serpeverde? Tu cosa pensi, piccola strega incontentabile?".
Strizzai le palpebre e serrai i pugni. Ero furiosa perché non avevo nessuno con cui parlare.
Volevo solamente delle persone amiche, solo amici...
A breve ci fu un urlo entusiasto "TASSOROSSO!"
Tra me e me pensai che, secondo le descrizioni che mi erano state date delle varie case, Tassorosso era quella che meno mi sarei dovuta aspettare.
Chissà...
Tornai nella mischia ed una "prefetta" agitò un braccio in aria per far sì che vedessi dov'era il mio gruppo. Li raggiunsi e camminammo per molto tempo. Troppo.
Mi sentivo come un'emarginata, quando un tipetto con i capelli color biondo sporco si avvicinò. Lo fissai per un attimo e poi mi strinse la mano.
"Piacere! Io sono Ernie MacMillan!" si voltò e trascinò una bambina dalla faccia paonazza che si rifiutava di salutarmi "E lei...lei è Hannah!"
"Ciao" cercai di sorridere con tutta la forza che avevo in corpo "Io mi chiamo Elizabeth Rose, ma chiamatemi Rose...o Liz, sono nella vostra stessa casa a quanto pare..."
Continuammo il tragitto insieme, noi tre.
Ci condussero attraverso un'infinità di corridoi bui e desloati, nei sotterranei del palazzo.
Il solo pensiero di percorrerli da sola mi angosciava. Dissero che eravamo nei pressi delle famose cucine di Hogwarts e che eravamo fortunati se ogni tanto qualche elfo domestico ci avesse dato un budino di onisco.

Ci trovavamo davanti ad un enorme quadro raffigurante una giovane donzella vestita d'oro e di nero, con dei riccioli che le ricadevano sul volto, che mostrava un'espressione gentile e comfortante.
Uno dei prefetti disse una strana formula e il quadro si scostò, aprendosì getilmente verso di noi.
Il corridoio d'entrata era piuttosto stretto per tutte quelle persone, ma la Sala Comune emanava un odore di legno e dolci fatti in casa.
Era un'atmosfera familiare e mi sentii subito sollevata.
Al centro vi era un tavolino circondato da poltrone "ciccione", piuttosto invitanti.
I muri erano tappezzati da arazzi con temi floreali di cui uno rappresentava una signora grassa dai capelli ramati e le guance simili alle mie.
"Quella, cari novellini, è Tosca Tassorosso, la fondatrice della nostra casa." disse il prefetto simpatico "Fate in modo di portare onore a lei ed ai nostri ideali, quali onestà, impegno, pazienza e fedeltà" la sua voce riecheggiava in tutte le altre stanze.
Più tardi le ragazze prefette perfette ci mostrarono i dormitori femminili.
Mi tenevo vicina ad Hannah, attenta a non perdermela.
Ci raggiunse anche un'altra sfortunata come me e si presentò col nome di Susan Bones.
Percorremmo delle gradinate per poi attraversare un arco, rigorosamente in legno come il resto della Sala Comune.
Passando per un ulteriore corridoio stretto arrivammo finalmente al dormitorio femminile.
Ci dissero di fare attenzione a non svegliare i maschi, poiché il loro dormitorio era collocato precisamente sotto il nostro.
I bagagli erano stati materializzati dalla Direttrice di Casa, la professoressa Pomona Sprite.

Il coprifuoco era passato già da un pò ed le prefette perfette ci abbandonarono al nostro breve sonno.
Hannah aveva scelto il letto accanto al mio, ed anche Susan.
Dopo esserci infilate il pigiama ed aver parlato dei ragazzi più carini del primo anno, cademmo in preda al sonno profondo che ci spettava.

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