Erano passate all'incirca due settimane dall'ultimo incontro con l'Esercito di Silente.
Non ci eravamo più riuniti, data la presenza ormai abituale della S.I. per i corridoi di Hogwarts.
Alcuni di noi, per di più, erano stati presi di mira: soprattutto i Grifondoro.
Quella sera io ed Heidi eravamo in uno dei cortili interni al castello; parlando del più e del meno mi chiese se le cose con Ernie stessero andando per il verso giusto.
D'altronde, nemmeno io conoscevo la risposta, quindi annuii con indifferenza.
Certamente non avevamo discusso per un po' di tempo, ma quasi sembrava che non ci fosse più dialogo tra noi.
Era molto preso dallo studio: pozioni, astronomia, come abbandonare la tua fidanzata, storia della magia.
Nel tempo libero si dedicava in particolar modo ai suoi amici; non che la cosa mi dispiacesse, ma avevo dimenticato persino l'odore dei suoi capelli, la luce dei suoi occhi, il suo sorriso angelico.
Essendo la vigilia di Ognissanti, tutti gli studenti si stavano organizzando per festeggiare il giorno seguente.
La Sala Comune era addobbata con gingilli e figure nere di ogni genere (animali, metà umani, fantasmini...).
Pix il Poltergeist si intrufolava ovunque per farci scherzi e dispetti.
Una volta rovesciò un secchio pieno di lumache, di quelli che Hagrid conservava nel capannone.
Aspettai Ernie quella sera. Mi sedei su una poltrona e sfogliai La Gazzetta del Profeta.
Si udì scricchiolare il pavimento di legno, e la porta di ingresso sbatté chiudendosi.
"Elizabeth...che ci fai qui a quest'ora? E' tardi..."
"Volevo soltanto parlare con te. Solitamente sei indaffarato; non trovi mai un attimo per me"
Sapevo quanto fosse difficile per lui ammetterlo, ma non riuscivo a tenermi dentro quello che avevo provato fino ad allora. La sua espressione cambiò. Quando si fece serio sorrisi, ma intervenne dicendo che "Forse ci sarà un motivo, non credi? Scusami tanto Elizabeth, però ho da fare e lo sai. Tutti questi mesi li abbiamo passati insieme. Ora devo recuperare il tempo perso".
"Quindi è stato questo per te? 'Tempo perso', stare con me?" fece per contraddirmi "No, non sprecare fiato. Ho capito bene. So che non era colpa tua, se ci frequentavamo poco, ma ora lo sarà. Buonanotte, Ernest".
Affondai di nuovo, come tutte le volte in cui avevo un problema, nel morbido materasso del mio letto.
Il dormitorio era buio. Le ragazze si rigiravano nel sonno; certe borbottavano incantesimi privi di senso.
Il volto di Hannah era illuminato dalla luna che splendeva nella notte. Feci un bel respiro, sperando di dimenticare, ma i giorni trascorrevano lenti e le notti ancora di più.
Era in corso un periodo molto difficile per Hogwarts e per me.
lunedì 19 ottobre 2009
sabato 5 settembre 2009
18 Novembre 1995
A breve iniziammo a scambiarci bigliettini per i corridoi, avvicinandoci l'un l'altro per passarci i messaggi attraverso le maniche delle uniformi scolastiche.
Sembrava filare tutto liscio, ma qualcuno se n'era accorto. L'amata Pansy Parkinson.
La Squadra D'Inquisizione ci stava alle calcagna.
Dalla Stanza delle Necessità udivamo gran trambusto. Non avevano scoperto il nascondiglio ma c'erano arrivati molto vicini.
Intanto, all'interno, Harry ci insegnava come evocare l'Expecto Patronum.
Tutti gli chiedevano cose poco attinenti, tipo come fosse l'aspetto del loro così tanto temuto Voldemort.
Hermione Granger distribuiva dei gettoni a tutti i membri "Questi ci serviranno per comunicare facilmente, senza essere scoperti"
"Come dovremmo comunicare con dei GETTONI??" mi lanciò uno sguardo accusatorio e trottorellò lontano.
La voce di Potter echeggiava nella stanza "...devi riuscire a concentrarti su qualcosa di bello, Cho". Si guardavano in modo assai equivoco, ma Hermione si intromise all'istante.
"Anche io avrei bisogno d'aiuto!" disse, notando l'espressione di Ginny "Basilisco" Weasley.
Ernie riuscì ad evocare il suo Patronus, un cinghiale selvatico e, per mia sfortuna, particolarmente affettuoso.
"Tieni il tuo cinghiale lontano da me, Ernie!" parve dispiaciuto della mia repulsione "ORA!".
Il cinghiale mi girava attorno, mentre zoppicavo da una gamba all'altra per evitare il contatto.
"Non mi piace!" il cinghiale si fermò per sedersi davanti ai miei piedi. Mi guardava con i suoi piccoli occhi innocenti "Va bene, va bene! Ho capito!" e lo ignorai per il resto della lezione.
"Vediamo cosa sai fare tu!"
Mi concentrai; pensai alla zia Ivy, a mia madre, mio padre, ai miei amici...ad Ernie.
D'un tratto ebbi come la sensazione che il braccio mi stesse per esplodere; la bacchetta mi tremava nelle mani. Rimasi concentrata, con la fronte aggrottata mentre fissavo l'estremità.
Un getto argenteo proruppe dalla mia "Capello di megera, quercia, 6.3 pollici"; come vapore apparve una strana sagoma animale che si dimenava vivacemente.
"Cosa...?" mi domandai, poiché non riuscivo a scorgere la figura.
"E' una lince! Una LINCE!" esclamò Ernie, correndole incontro "Straordinaria!".
Sembrava filare tutto liscio, ma qualcuno se n'era accorto. L'amata Pansy Parkinson.
La Squadra D'Inquisizione ci stava alle calcagna.
Dalla Stanza delle Necessità udivamo gran trambusto. Non avevano scoperto il nascondiglio ma c'erano arrivati molto vicini.
Intanto, all'interno, Harry ci insegnava come evocare l'Expecto Patronum.
Tutti gli chiedevano cose poco attinenti, tipo come fosse l'aspetto del loro così tanto temuto Voldemort.
Hermione Granger distribuiva dei gettoni a tutti i membri "Questi ci serviranno per comunicare facilmente, senza essere scoperti"
"Come dovremmo comunicare con dei GETTONI??" mi lanciò uno sguardo accusatorio e trottorellò lontano.
La voce di Potter echeggiava nella stanza "...devi riuscire a concentrarti su qualcosa di bello, Cho". Si guardavano in modo assai equivoco, ma Hermione si intromise all'istante.
"Anche io avrei bisogno d'aiuto!" disse, notando l'espressione di Ginny "Basilisco" Weasley.
Ernie riuscì ad evocare il suo Patronus, un cinghiale selvatico e, per mia sfortuna, particolarmente affettuoso.
"Tieni il tuo cinghiale lontano da me, Ernie!" parve dispiaciuto della mia repulsione "ORA!".
Il cinghiale mi girava attorno, mentre zoppicavo da una gamba all'altra per evitare il contatto.
"Non mi piace!" il cinghiale si fermò per sedersi davanti ai miei piedi. Mi guardava con i suoi piccoli occhi innocenti "Va bene, va bene! Ho capito!" e lo ignorai per il resto della lezione.
"Vediamo cosa sai fare tu!"
Mi concentrai; pensai alla zia Ivy, a mia madre, mio padre, ai miei amici...ad Ernie.
D'un tratto ebbi come la sensazione che il braccio mi stesse per esplodere; la bacchetta mi tremava nelle mani. Rimasi concentrata, con la fronte aggrottata mentre fissavo l'estremità.
Un getto argenteo proruppe dalla mia "Capello di megera, quercia, 6.3 pollici"; come vapore apparve una strana sagoma animale che si dimenava vivacemente.
"Cosa...?" mi domandai, poiché non riuscivo a scorgere la figura.
"E' una lince! Una LINCE!" esclamò Ernie, correndole incontro "Straordinaria!".
11 Novembre 1995
"Siamo andati alla Testa di Porco. C'erano tutti...bhe, tutti i sostenitori di Harry. Ci saresti dovuta venire anche tu, Rose! C'erano Hannah, le Patil, Micheal Corner, Alicia, Katie, Terry Boot e Goldstein...poi un bel pò di Grifondoro!
Gli incontri segreti inizieranno da subito...Sei sicura di non voler partecipare? Sarà molto bello!
Pensaci ti prego! Sono emozionato, non vedo l'ora!"
Tenevo la testa bassa, guardandomi le unghie "Immagino...Ci penserò...è che, sai...la scuola, i miei...Cosa direbbero i tuoi di genitori, Ernie? Farti reclutare per qualche insurrezione giovanile..! E poi dove si terrebbe tutto ciò?" chiesi impertinente.
"Non posso dirti dove si tengono gli incontri. Solo i membri dell'Esercito possono saperlo..."
"Esercito??"
"L'Esercito di Silente"
"Silente? Il nostro vero Preside? Agiamo su ordine di Albus Silente?", annuì sorridente "Ci sto".
Gli incontri segreti inizieranno da subito...Sei sicura di non voler partecipare? Sarà molto bello!
Pensaci ti prego! Sono emozionato, non vedo l'ora!"
Tenevo la testa bassa, guardandomi le unghie "Immagino...Ci penserò...è che, sai...la scuola, i miei...Cosa direbbero i tuoi di genitori, Ernie? Farti reclutare per qualche insurrezione giovanile..! E poi dove si terrebbe tutto ciò?" chiesi impertinente.
"Non posso dirti dove si tengono gli incontri. Solo i membri dell'Esercito possono saperlo..."
"Esercito??"
"L'Esercito di Silente"
"Silente? Il nostro vero Preside? Agiamo su ordine di Albus Silente?", annuì sorridente "Ci sto".
7 Novembre 1995
Durante l'ora di Astronomia il Rospo era seduto in maniera composta su uno sgabello troppo piccolo.
Scrutava il suo blocchetto per gli appunti e poi la Professoressa Sinistra, con aria di superiorità.
Non riuscivo a sopportare la falsità nel suo sorriso.
Più tardi, durante la sua lezione continuava a ripeterci di come il Ministero della Magia fosse a favore degli studenti e di come Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato non fosse mai ritornato per sterminare tutti quelli che avrebbe reputato inferiori.
Frottole. Lo sapevamo tutti.
In quest'ultimo periodo Ernie aveva preso le parti di Potter.
Gli avevo chiesto "Non è che hai una cotta?" ma aveva borbottato qualcosa di incomprensibile, almeno per me.
Era seduto un paio di banchi avanti a me, nel centro dell'aula, mentre io ero sulla destra.
Non riuscivo a parlarci, chiaramente.
La donna grassa e "rosa" bofonchiava "Harry Potter..? Harry Potter è un ragazzo disturbato, cari alunni. Non dovete prestare attenzione ad un mago così prob-" ma venne interrotta da una Corvonero, Mandy Brocklehurst.
"HARRY NON E' DISTURBATO!!" squittì con il suo tono di voce infantile.
La Professoressa alzò un sopracciglio, evidentemente irritata da quella che considerava una piccola ribelle; poi riprese la sua espressione "naturale" e sorrise...di nuovo "Ma certo, è normale che voi lo vediate come una sorta di idolo contemporaneo. Siete qui per imparare, ed io vi insegnerò cosa significa essere maghetti disciplinati".
Cho singhiozzava al primo banco, forse ripensando alla morte di Ced e che il Rospo stesse insinuando che fosse stato Harry ad ucciderlo, non Voldemort.
La Professoressa le sì avvicino con passo grazioso, provocando un ticchettio delle scarpe rosa sul pavimento; teneva una scatola decorata fra le mani e le chiese "Gradisce un biscotto, signorina?".
In Sala Comune c'era Ernie che leggeva una copia de Il Cavillo.
Sprofondai nel divano dov'era seduto e sbuffai.
"Che succede?" mi chiese, poggiando la rivista sul tavolino accanto a lui.
"Niente..." risposi lagnando "...è solo che...vorrei...NON LA SOPPORTO!"
"Chi? Se ti riferisci ad Hannah lo sai che è fatta così...Ne abbiamo già par-"
"Ma quale Hannah...?! La Umbridge..."
"Ah...sì, ti capisco. Considera che ieri ad Aritmanzia stava facendo una delle sue verifiche ed ha minacciato di cacciare Justin dalla classe...Lui se n'è andato comodamente, lasciandola incredula. Ben fatto, secondo me!"
"Santo cielo..." ci fu un minuto di silenzio. Guardavo il camino fiammeggiante come al solito e pensavo...poi mi interruppe.
"Gira voce che Potter, Granger e Weasley vogliano creare una specie di organizzazione segreta, per migliorare le nostre tecniche magiche...Hanno dato un appuntamento questo fine settimana, ad Hogsmeade. E' segretissimo, non dirlo a nessuno. No, nemmeno Susan. Lo saprà già, forse".
"E tu ci vai?"
"Certo che ci vado" mi baciò sulla guancia e si dirisse verso i dormitori.
"Buonanotte eh..." sospirai ironicamente.
Scrutava il suo blocchetto per gli appunti e poi la Professoressa Sinistra, con aria di superiorità.
Non riuscivo a sopportare la falsità nel suo sorriso.
Più tardi, durante la sua lezione continuava a ripeterci di come il Ministero della Magia fosse a favore degli studenti e di come Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato non fosse mai ritornato per sterminare tutti quelli che avrebbe reputato inferiori.
Frottole. Lo sapevamo tutti.
In quest'ultimo periodo Ernie aveva preso le parti di Potter.
Gli avevo chiesto "Non è che hai una cotta?" ma aveva borbottato qualcosa di incomprensibile, almeno per me.
Era seduto un paio di banchi avanti a me, nel centro dell'aula, mentre io ero sulla destra.
Non riuscivo a parlarci, chiaramente.
La donna grassa e "rosa" bofonchiava "Harry Potter..? Harry Potter è un ragazzo disturbato, cari alunni. Non dovete prestare attenzione ad un mago così prob-" ma venne interrotta da una Corvonero, Mandy Brocklehurst.
"HARRY NON E' DISTURBATO!!" squittì con il suo tono di voce infantile.
La Professoressa alzò un sopracciglio, evidentemente irritata da quella che considerava una piccola ribelle; poi riprese la sua espressione "naturale" e sorrise...di nuovo "Ma certo, è normale che voi lo vediate come una sorta di idolo contemporaneo. Siete qui per imparare, ed io vi insegnerò cosa significa essere maghetti disciplinati".
Cho singhiozzava al primo banco, forse ripensando alla morte di Ced e che il Rospo stesse insinuando che fosse stato Harry ad ucciderlo, non Voldemort.
La Professoressa le sì avvicino con passo grazioso, provocando un ticchettio delle scarpe rosa sul pavimento; teneva una scatola decorata fra le mani e le chiese "Gradisce un biscotto, signorina?".
In Sala Comune c'era Ernie che leggeva una copia de Il Cavillo.
Sprofondai nel divano dov'era seduto e sbuffai.
"Che succede?" mi chiese, poggiando la rivista sul tavolino accanto a lui.
"Niente..." risposi lagnando "...è solo che...vorrei...NON LA SOPPORTO!"
"Chi? Se ti riferisci ad Hannah lo sai che è fatta così...Ne abbiamo già par-"
"Ma quale Hannah...?! La Umbridge..."
"Ah...sì, ti capisco. Considera che ieri ad Aritmanzia stava facendo una delle sue verifiche ed ha minacciato di cacciare Justin dalla classe...Lui se n'è andato comodamente, lasciandola incredula. Ben fatto, secondo me!"
"Santo cielo..." ci fu un minuto di silenzio. Guardavo il camino fiammeggiante come al solito e pensavo...poi mi interruppe.
"Gira voce che Potter, Granger e Weasley vogliano creare una specie di organizzazione segreta, per migliorare le nostre tecniche magiche...Hanno dato un appuntamento questo fine settimana, ad Hogsmeade. E' segretissimo, non dirlo a nessuno. No, nemmeno Susan. Lo saprà già, forse".
"E tu ci vai?"
"Certo che ci vado" mi baciò sulla guancia e si dirisse verso i dormitori.
"Buonanotte eh..." sospirai ironicamente.
venerdì 4 settembre 2009
Ottobre 1995
La pioggia batteva violentemente sulla finestrella del dormitorio, mentre ero distesa sul letto a fare piccoli draghi di fuoco con la bacchetta. Danzavano in circolo, sospesi in aria, per poi svanire nel nulla.
Affondando nel pigiama di plaid rosso, oramai troppo sformato, contemplai il soffitto di legno colmo di motivi floreali d'ogni tipo.
I miei pensieri erano tutti concentrati sul nuovo anno, su come avremmo dovuto dimenticare Cedric Diggory...un solco nel passato.
Uscendo dal trance mi accorsi dei rumori poco graziosi che provenivano dalla Sala Comune.
Strinsi le braccia attorno alle ginocchia prima di scendere dal letto, dopodiché mi infilai le ciabatte che avevo rubato ad Ernie.
Mentre scendevo le scale cauta una saetta mi passò a pochi centimetri dal viso.
"Cosa diavolo...?!" urlai, affrettandomi verso la stanza sottostante "Che COSA sta succedendo? Susan!!"
Era in lacrime, puntando la bacchetta alla gola di Zacharias "Tu...con la tua linguaccia! Sei un marmocchio irriconoscente! Non meriti nessun amico!"
Gli lanciai uno sguardo interrogativo ma non ci fece caso e rispose con aggressività "Senti chi parla, la povera innocente, doppiogiochista, Susan Bones!".
"Basta! Cos'è questa roba?!"
"Non ha importanza..." disse Susan singhiozzando e poi si dirisse verso le scale dalle quali ero scesa poco fa.
"Zac...non ti rendi conto? Devi smettere di fare del male alle persone che hai attorno"
"Lo so, Rosalie" con tono fin troppo distaccato.
Lasciò la stanza immediatamente e rimasi lì con le mani in mano, a sentirmi più vecchia di quanto fossi in realtà.
Un nuovo regime era stato instaurato ad Hogwarts, il regime di Dolores "Rospo" Umbridge.
La zoticona grassa non faceva altro che guardarci male, noi Tassorosso.
Faceva strane inquisizioni e metteva alla prova i professori.
Durante la lezione di Erbologia, si udivano diverse battutine da parte degli studenti, nei suoi confronti.
Tutti odiavano la Umbridge, tranne quei caproni dei Serpeverde.
Ma ve ne racconterò più in là...proprio quando la situazione peggiorò.
Affondando nel pigiama di plaid rosso, oramai troppo sformato, contemplai il soffitto di legno colmo di motivi floreali d'ogni tipo.
I miei pensieri erano tutti concentrati sul nuovo anno, su come avremmo dovuto dimenticare Cedric Diggory...un solco nel passato.
Uscendo dal trance mi accorsi dei rumori poco graziosi che provenivano dalla Sala Comune.
Strinsi le braccia attorno alle ginocchia prima di scendere dal letto, dopodiché mi infilai le ciabatte che avevo rubato ad Ernie.
Mentre scendevo le scale cauta una saetta mi passò a pochi centimetri dal viso.
"Cosa diavolo...?!" urlai, affrettandomi verso la stanza sottostante "Che COSA sta succedendo? Susan!!"
Era in lacrime, puntando la bacchetta alla gola di Zacharias "Tu...con la tua linguaccia! Sei un marmocchio irriconoscente! Non meriti nessun amico!"
Gli lanciai uno sguardo interrogativo ma non ci fece caso e rispose con aggressività "Senti chi parla, la povera innocente, doppiogiochista, Susan Bones!".
"Basta! Cos'è questa roba?!"
"Non ha importanza..." disse Susan singhiozzando e poi si dirisse verso le scale dalle quali ero scesa poco fa.
"Zac...non ti rendi conto? Devi smettere di fare del male alle persone che hai attorno"
"Lo so, Rosalie" con tono fin troppo distaccato.
Lasciò la stanza immediatamente e rimasi lì con le mani in mano, a sentirmi più vecchia di quanto fossi in realtà.
Un nuovo regime era stato instaurato ad Hogwarts, il regime di Dolores "Rospo" Umbridge.
La zoticona grassa non faceva altro che guardarci male, noi Tassorosso.
Faceva strane inquisizioni e metteva alla prova i professori.
Durante la lezione di Erbologia, si udivano diverse battutine da parte degli studenti, nei suoi confronti.
Tutti odiavano la Umbridge, tranne quei caproni dei Serpeverde.
Ma ve ne racconterò più in là...proprio quando la situazione peggiorò.
domenica 30 agosto 2009
Settembre 1995
Il quinto anno sembrava prospettare qualcosa di estremamente eccitante.
A poche settimane dall'inizio della scuola ero a casa di Ernie.
La cosa più buffa della mia permanenza dai MacMillan era che ad ogni "Tu e Rosalie passate molto tempo insieme" dei genitori, la risposta di Nee si ripeteva "Ah, sì. Io e Rose siamo ottimi amici!".
Ottimi, senza dubbio. Amici, ma non solo.
Non aveva importanza. Qualsiasi cosa pur di vederlo, nonostante significasse colmare l'aria di ipocrisia pura.
Un giorno ci fu una visita da parte di Tamsin Applebee, uno dei cacciatori di Tassorosso.
Sua madre e la signora Macmillan erano compagne di té, il che comportava sessioni illimitate di gossip e maschere scadenti per il viso.
"Ehilà, Tam!" dissi con stupore scendendo freneticamente le scale.
"Ciao..." in cui la vocale 'a' durò un attimo in più delle altre. Sembrava triste...
Adoravo la casa di Nee (Ernie, se non l'aveste capito); i pavimenti erano ricoperti da parquet di mogano mentre le pareti erano rivestite di una lucente carta da parati bordeaux a fiori.
Era così preziosa da apparire come se fosse in rilievo.
Le serate nella stanza di Erie non avevano termine. Ricordo d'aver notato la famosa "parediggory", ovvero la parete su cui erano un tempo affisse foto ingigantite di Cedric. Le aveva strappate senza pietà, lasciando piccoli pezzetti ancora attaccati.
Parlavamo del più e del meno, tenendoci per mano, rivolti verso il soffitto.
"Non sei emozionata che quest'anno impareremo ad utilizzare l'Expecto Patronum?"
"Hmm...veramente no. E poi pensavo l'imparassimo al sesto anno...o no?"
"Penso di no...non ne sono sicuro. Che importa? Possiamo provare anche senza i professori..."
"Si e magari fare una replica di quei maledetti 1200 punti dell'altr'anno!"
Ci fu una pausa.
Credo che parlare del quarto anno fosse una sorta di taboo. Le cose fra noi erano andate di male in peggio. C'eravamo promessi di lasciarci tutto alle spalle.
"Sai," sospirai stringendomi al suo braccio "ho sempre desiderato un fidanzato prefetto!"
"Ah, quindi siamo fidanzati?" mi chiese in tono provocatorio.
Lasciandogli il braccio mi voltai "Non sei divertente, Ernest!"
"Ernest?? Nemmeno la mia prozia mi chiama Ernest!"
"Ma insomma! Tu puoi chiamarmi Elizabeth Rose, Rosalie o Ms. Parker ed io non posso chiamarti ERNEST?"
Lo spinsi giù dal letto con tutta la forza che possedevo e si rialzò immediatamente.
Mi guardava con quello sguardo.
No pensai, ti prego no!
"Il solletico no!" ed in meno ti un attimo stava già tentando di immobilizzarmi.
"E' il prezzo da pagare...!"
Ecco a voi le memorie più belle e indimenticabili dell'estate del 1995.
Le memorie più sciocche, forse.
Ma ben presto capirete il peso de "Il prezzo da pagare". Esatto, il prezzo di quel nuovo insostenibile anno ad Hogwarts.
A poche settimane dall'inizio della scuola ero a casa di Ernie.
La cosa più buffa della mia permanenza dai MacMillan era che ad ogni "Tu e Rosalie passate molto tempo insieme" dei genitori, la risposta di Nee si ripeteva "Ah, sì. Io e Rose siamo ottimi amici!".
Ottimi, senza dubbio. Amici, ma non solo.
Non aveva importanza. Qualsiasi cosa pur di vederlo, nonostante significasse colmare l'aria di ipocrisia pura.
Un giorno ci fu una visita da parte di Tamsin Applebee, uno dei cacciatori di Tassorosso.
Sua madre e la signora Macmillan erano compagne di té, il che comportava sessioni illimitate di gossip e maschere scadenti per il viso.
"Ehilà, Tam!" dissi con stupore scendendo freneticamente le scale.
"Ciao..." in cui la vocale 'a' durò un attimo in più delle altre. Sembrava triste...
Adoravo la casa di Nee (Ernie, se non l'aveste capito); i pavimenti erano ricoperti da parquet di mogano mentre le pareti erano rivestite di una lucente carta da parati bordeaux a fiori.
Era così preziosa da apparire come se fosse in rilievo.
Le serate nella stanza di Erie non avevano termine. Ricordo d'aver notato la famosa "parediggory", ovvero la parete su cui erano un tempo affisse foto ingigantite di Cedric. Le aveva strappate senza pietà, lasciando piccoli pezzetti ancora attaccati.
Parlavamo del più e del meno, tenendoci per mano, rivolti verso il soffitto.
"Non sei emozionata che quest'anno impareremo ad utilizzare l'Expecto Patronum?"
"Hmm...veramente no. E poi pensavo l'imparassimo al sesto anno...o no?"
"Penso di no...non ne sono sicuro. Che importa? Possiamo provare anche senza i professori..."
"Si e magari fare una replica di quei maledetti 1200 punti dell'altr'anno!"
Ci fu una pausa.
Credo che parlare del quarto anno fosse una sorta di taboo. Le cose fra noi erano andate di male in peggio. C'eravamo promessi di lasciarci tutto alle spalle.
"Sai," sospirai stringendomi al suo braccio "ho sempre desiderato un fidanzato prefetto!"
"Ah, quindi siamo fidanzati?" mi chiese in tono provocatorio.
Lasciandogli il braccio mi voltai "Non sei divertente, Ernest!"
"Ernest?? Nemmeno la mia prozia mi chiama Ernest!"
"Ma insomma! Tu puoi chiamarmi Elizabeth Rose, Rosalie o Ms. Parker ed io non posso chiamarti ERNEST?"
Lo spinsi giù dal letto con tutta la forza che possedevo e si rialzò immediatamente.
Mi guardava con quello sguardo.
No pensai, ti prego no!
"Il solletico no!" ed in meno ti un attimo stava già tentando di immobilizzarmi.
"E' il prezzo da pagare...!"
Ecco a voi le memorie più belle e indimenticabili dell'estate del 1995.
Le memorie più sciocche, forse.
Ma ben presto capirete il peso de "Il prezzo da pagare". Esatto, il prezzo di quel nuovo insostenibile anno ad Hogwarts.
mercoledì 26 agosto 2009
Maggio/Giugno 1995
In questo mese ho trovato un insieme di pagine strappate dal diario.
Era la morte di Cedric.
Noi Tassorosso eravamo afflitti dal decesso di un membro così rilevante.
Un ragazzo tipo. Un esempio da seguire.
Dal 24 Giugno di quell'anno in poi penso che ogni singolo individuo della nostra casa sia cambiato radicalmente.
Portammo l'orgoglio Tassorosso a testa alta. Sapevamo che Cedric era morto per colpa di Lord Voldemort. Bhè, magari erano in molti a non volere ammettere il fatto che l'oscurità facesse parte della vita quotidiana, però era un dato di fatto.
Harry Potter non era un assassino, ed io lo sapevo. Ne ero convinta.
Amos Diggory e la madre di Cedric erano a pezzi.
Il loro stato d'animo gli si leggeva sul volto. Quelle espressioni affrante...
Ci riunivamo tutti i giorni nel campo da Quidditch, nell'ora in cui Cedric era solito allenarsi col boccino d'oro, e ci sdraiavamo a guardare il cielo.
Ci mancava, la nostra icona. Il nostro capitano.
Purtroppo le persone vanno via, prima o poi. Volano verso l'orizzonte, in cerca di pace. Cedric Diggory, la sua gloria...l'unico vero campione del Torneo Tremaghi.
Questa volta toccava a me scrivere a Cho:
Carissima Cho,
sono sinceramente dispiaciuta per la triste circostanza e ti porgo le mie più profonde condoglianze.
La morte di Cedric mi ha toccata in modo particolare.
Spero di poter esserti di conforto quando ne avrai bisogno. Tieni la testa alta, come noi.
So quello che Cedric provava per te. Parlava sempre di te e di come fossi audace.
Aveva grandi aspettative per il tuo futuro e per il proprio. Non deluderlo.
Peraltro, so che è inopportuno ma sono sicura che i Diggory abbiano una sala, in casa, dove si trovano tutti i quadri dei familiari deceduti.
Dovresti passarci, un giorno. Ci sono cose che non ti ha mai detto...cose che tu non hai mai rivelato a lui.
Non puoi voltare pagina senza mettere un punto alla fine.
Ancora, mi scuso per l'inconveniente lettera di condoglianze. Pensavo fosse la cosa giusta da fare.
Con immenso affetto,
Rosalie.
Era la morte di Cedric.
Noi Tassorosso eravamo afflitti dal decesso di un membro così rilevante.
Un ragazzo tipo. Un esempio da seguire.
Dal 24 Giugno di quell'anno in poi penso che ogni singolo individuo della nostra casa sia cambiato radicalmente.
Portammo l'orgoglio Tassorosso a testa alta. Sapevamo che Cedric era morto per colpa di Lord Voldemort. Bhè, magari erano in molti a non volere ammettere il fatto che l'oscurità facesse parte della vita quotidiana, però era un dato di fatto.
Harry Potter non era un assassino, ed io lo sapevo. Ne ero convinta.
Amos Diggory e la madre di Cedric erano a pezzi.
Il loro stato d'animo gli si leggeva sul volto. Quelle espressioni affrante...
Ci riunivamo tutti i giorni nel campo da Quidditch, nell'ora in cui Cedric era solito allenarsi col boccino d'oro, e ci sdraiavamo a guardare il cielo.
Ci mancava, la nostra icona. Il nostro capitano.
Purtroppo le persone vanno via, prima o poi. Volano verso l'orizzonte, in cerca di pace. Cedric Diggory, la sua gloria...l'unico vero campione del Torneo Tremaghi.
Questa volta toccava a me scrivere a Cho:
Carissima Cho,
sono sinceramente dispiaciuta per la triste circostanza e ti porgo le mie più profonde condoglianze.
La morte di Cedric mi ha toccata in modo particolare.
Spero di poter esserti di conforto quando ne avrai bisogno. Tieni la testa alta, come noi.
So quello che Cedric provava per te. Parlava sempre di te e di come fossi audace.
Aveva grandi aspettative per il tuo futuro e per il proprio. Non deluderlo.
Peraltro, so che è inopportuno ma sono sicura che i Diggory abbiano una sala, in casa, dove si trovano tutti i quadri dei familiari deceduti.
Dovresti passarci, un giorno. Ci sono cose che non ti ha mai detto...cose che tu non hai mai rivelato a lui.
Non puoi voltare pagina senza mettere un punto alla fine.
Ancora, mi scuso per l'inconveniente lettera di condoglianze. Pensavo fosse la cosa giusta da fare.
Con immenso affetto,
Rosalie.
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