sabato 22 agosto 2009

6 Marzo 1995

Il sole splendeva forte quel dì. Fenomeno alquanto insolito per un paesino della Scozia.
Non bastava piangere. Non bastava parlare.
Decidemmo, io, Heidi e Susie, di girovagare per i giardini esterni al Castello, quelli dopo il campo da Quidditch.
Il sesto giorno del mese di Marzo non accadde nulla di rilevante.
Nessun rumore. Nessun impulso. Nessun segnale di vita esterno.
Il 6 mi sentivo morta dentro.
Cormac era finito in infermeria...sapevo che sarebbe stato opportuno fargli compagnia, ma insomma! Ero stufa delle opportunità. Se fossi stata io al posto suo non mi avrebbe nemmeno prestato attenzione. Eppure ne avevo bisogno.
Ernie aveva il turno da prefetto oggi, l'intera giornata.
Che dire? Ero sola. Solamente io e la mia mente contorta, sotto le nuvole della Scozia settentrionale.
Sentivo migliaia di voci, parole che scorrevano veloci.
Sei una bugiarda!
Mi piaci tu...
...come loro! Sai qual'è l'unica verità...?
Ho bisogno di te...aiutami!
Stelle, pianeti...
Rose...
Rose!
Rose?

Parole. Discorsi, amici perduti. Neanche Susan era in vena di conversazioni. Né tantomeno Heidi.
Eravamo noi, in tre. Amiche, compagne.
In cima ad una collina mi buttai a terra, ammirando il cielo. Iniziai a rotolarmi giù, seguita dalle altre.
Sapevamo benissimo che era proibito, appunto.
Ci costarono ben 1200 punti detratti a Tassorosso, 400 a testa.
Non ci voleva proprio. Tutti l'avrebbero saputo...gli altri studenti, i prefetti.
Dopo essere state un'ora abbondante nell'ufficio del Preside, Gazza si assicurò che tornassimo ai nostri dormitori.
Avevamo guadagnato due settimane di punizione ciascuna.

"Bel colpo, Parker!" urlò Ernie dall'altra parte della Sala Comune, seguito da un boato di risate acide.
Mi sbrigai verso di lui, afferrandolo per la giacca "Ehi, senti, stronzetto, non è solo mia la colpa, capito?"
"STRONZETTO" sillabò, guardandosi intorno a braccia spalancate "Avete sentito?!" poi sussurrò "La prossima volta ci pensi doppiamente prima di umiliare te stessa e la tua casa davanti al resto della scuola"
"Qual'è il tuo problema, Ernie?"

Mi voltai per poi salire in camera. Non era il caso di discutere con lui, oggi.
Sarei passata a trovare Cormac, con la sua torta preferita, quella con le mele, ma ero troppo su di giri per mostrare affetto ad un essere vivente.

Riposai prima di scendere a pranzo. Nessuno mi aveva svegliata: chiaro segno di disapprovazione verso i miei atti immaturi.
Mi infilai pigramente i calzini, uno più in alto rispetto all'altro. Poi le scarpe, che sembravano richiedere uno sforzo incredibile.
I capelli arruffati, gli occhi gonfi, metà del viso segnato con dei lievi solchi dopo aver dormito con la testa sui pantaloni a coste verdi, che avevo ricevuto per il mio quindicesimo compleanno.

"Ciao, ehi...come va?" chiesi al gruppo. Esitarono, guardandosi fra loro. Dopo alcuni attimi rispose Summerby "Andava meglio ieri, quando avevamo 1200 punti in più. Ma non te ne preoccupare, come fai di solito."
"...benissimo! Ernie, è questo che ti piace fare? Mettermi in cattiva luce? Complimenti, ci sei riuscito. Ora puoi darmi tregua?"
Si alzò, trascinandosi appresso la toga.

Seguendolo pensai a due semplici parole. E non "Accio Ernie" o "Ernieficus Totalus", anche se hanno a che fare con la stessa persona.


Se dovessi riportare la discussione che ci fu senza distungere le sue parole dalle mie direi:

Aspetta un momento, dai. Per favore. E perché dovrei? Tu non mi hai aspettato. Ci ho provato, sai? Tutto questo tempo...Forse non abbastanza. Ma si può sapere che problema hai?
Insomma non mi sembra d'aver sbagliato troppe volte! Ah, no? D'accordo, allora è colpa mia. Sei felice? E tu, sei felice?
Non ha senso se mi detesti. Io non ti detesto, lo sai bene. Dici? Rinfrescami le idee.
Senti, c'è poco da dire...Due semplici parole. Quali sarebbero?
Esitarono. Lasciami stare? No.
Ti amo.
Anche io.

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